«La crisi più difficile che il Paese sta vivendo dal secondo Dopoguerra». Questo lo scenario in cui si inseriscono – secondo le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte poco prima della mezzanotte del 21 marzo – i nuovi provvedimenti decisi dal governo che saranno in vigore in tutta Italia dal 23 marzo (e almeno fino al 3 aprile). Per scongiurare un’ulteriore diffusione del coronavirus saranno chiuse tutte le attività non essenziali.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte

«Abbiamo lavorato tutto il pomeriggio con i sindacati, con le associazioni di categoria – ha dichiarato Conte in diretta Facebook – per stilare una lista dettagliata in cui sono indicate le filiere produttive delle attività dei servizi di pubblica utilità, quelli che sono più necessari per il funzionamento dello Stato in questa fase di emergenza». Tra le certezze per non allarmare i già allarmati italiani, «continueranno a rimanere aperti tutti i supermercati, tutti i negozi di generi alimentari e di prima necessità». Resteranno aperte anche farmacie, parafarmacie, saranno assicurati i servizi bancari, postali, assicurativi, finanziari e tutti i servizi pubblici essenziali come i trasporti. E assieme a queste «anche tutte le attività connesse, accessorie, funzionali a quelle consentite». I lavori non essenziali potranno continuare solo se svolti da casa (smart working), mentre le uniche attività produttive che non saranno chiuse sono quelle «ritenute comunque rilevanti per la produzione nazionale». Per l’elenco preciso di queste attività e per capire la portata effettiva dei provvedimenti bisognerà rifarsi al DPCM (non ancora stilato al momento del discorso di Conte).

Un sacrificio, ammette Conte, ma «minimo, se paragonato al sacrificio che stanno compiendo altri concittadini, negli ospedali, nei luoghi cruciali per la vita del Paese»  per «affrontare la fase più acuta del contagio», in attesa che dispieghino i loro effetti anche le misure già prese nelle scorse settimane.