Dopo un 2020 con i banchi vuoti, quest’anno la Settimana Santa è tornata ad aprirsi ai fedeli, ridotti nei numeri, ma non nell’entusiasmo.

A Villar Perosa, il parroco Orlando Aguilar è soddisfatto della partecipazione alla Settimana Santa: «C’è sempre stato un buon numero di parrocchiani fin dalla Domenica delle Palme, ma la cosa più bella è stata il sentimento sincero che ho avvertito nei presenti. Anche alla Veglia di Pasqua con la tormenta dal cielo. La liturgia è una festa che si vive in presenza, toccando le persone con gli occhi». Per una comunità «che anche recentemente ha sofferto per la perdita di persone molto impegnate, si è trattato di un respiro di speranza, speranza di un cambiamento, in attesa che passi questo virus».

Simbologia del Giovedì Santo a Villar Perosa

Molto intensa la messa del Giovedì Santo: «Non potendo fare la lavanda dei piedi, abbiamo pensato di proporre una simbologia forte per ricordare le tante schiavitù in cui vive l’uomo di oggi. Schiavitù da cui l’eucaristia ci dà la forza di uscire, portandoci verso la vera libertà. Tra i simboli anche gli attrezzi di lavoro – oggi negato a tanti -, ricordando anche il sacrificio di chi, come medici e infermieri, opera per salvare tante vite». E dopo Pasqua, «con la ripresa delle scuole, se si potrà, vorremmo riprendere i contatti con le famiglie anche in vista delle prime comunioni, che saranno come lo scorso anno in cerimonie riservate alle famiglie. Per le cresime, invece, pensiamo di attendere dopo l’estate».

«Pochi ma buoni – è la sintesi fatta col sorriso dal parroco di Pinasca, Giuseppe Rizzi -, ma abbiamo anche la chiesa grande!» Se il Giorno di Pasqua, «la chiesa era occupata in tutti i 95 posti disponibili, la sera del venerdì santo le persone erano meno, ma l’adorazione della Croce è stata veramente un momento commovente e sentito con un fedele alla volta a rendere omaggio alla croce inginocchiato per oltre un minuto». Un’iniezione di fiducia in vista della ripresa delle attività – «limitate anche dalla positività di alcuni catechisti» – che vedranno le prime comunioni il 23 maggio e le cresime il 20 giugno.

La Messa di Pasqua a Dubbione

A Dubbione la partecipazione ai riti non è mancata, nonostante le difficoltà portate dalla positività al Covid del parroco Dariusz Komierzynski. «È stato bellissimo – sottolinea don Dario, tornato negativo il Sabato Santo – poter celebrare con i fedeli la Veglia pasquale; durante il Covid celebravo ogni giorno la messa nella mia stanza, ma mi sembrava di essere tornato alle messe davanti al telefono dello scorso anno ed è stato veramente pesante». Tempo di rimettersi in forze e anche nella parrocchia San Rocco partiranno le prime comunioni, a piccoli gruppi le domeniche pomeriggio tra aprile e giugno, mentre per le cresime si pensa all’autunno, «sperando nel frattempo di riprendere i contatti con le famiglie e i ragazzi».

Il parroco di Pinasca, Giuseppe Rizzi, cosparge di incenso il Cero Pasquale

«La nostra chiesa – spiega don Mauro Roventi della Parrocchia San Genesio di Perosa Argentina – può ospitare cento persone e in ogni messa i posti erano tutti occupati». Con l’atteso attenuarsi del coronavirus all’arrivo della bella stagione, a Perosa sono già in programma le Prime Comunioni: «Saranno tra maggio e giugno in quattro domeniche con solo alcuni ragazzi alla volta. In questo modo potranno partecipare non solo le famiglie, ma almeno in parte la comunità per trasmettere ai nostri ragazzi quel senso di accoglienza, che è un segno importante». Discorso diverso per le Cresime: «Anche se la preparazione in presenza o su piattaforme online è sempre andata avanti, da noi il sacramento della Cresima per i ragazzi ha da sempre il senso del passaggio alla vita attiva nella comunità, con l’ingresso nel gruppo dei giovani animatori dell’Estate Ciac. Purtroppo tutto questo non sarà possibile, per cui abbiamo scelto di rinviare le cresime al prossimo anno».

GR