Un accordo tra Comune di Usseaux e Opera Salesiana Rebaudengo vuole valorizzare la Casa Alpina Don Bosco nella cornice di Pian dell’Alpe con i fondi del PNRR. Ma senza che venga meno la sua tradizione sociale e educativa.

 

Chi la dura, la vince. O almeno è quello che spera l’amministrazione comunale di Usseaux.

 

La linea B del Bando Borghi

Se infatti non è andato a buon fine il tentativo di accedere ai finanziamenti della Linea A del bando Borghi Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) col progetto “3 comuni per 30 borghi storici” (presentato insieme a Fenestrelle e Pragelato), Usseaux ci riprova sulla linea B.

 

Lavatoi e forni e un ufficio accoglienza turistica

Tanti i sogni nel cassetto, come la riqualificazione di lavatoi e forni ancora da sistemare e la creazione al pianterreno del municipio di un ufficio di informazione e accoglienza turistica e di un centro servizi innovativo.

 

Ristrutturale la Casa Salesiana di Pian dell’Alpe

Ma il progetto più ambizioso – anche economicamente con un costo previsto di 1.764.750 euro – riguarda la ristrutturazione e rifunzionalizzazione della “Casa Alpina Don Bosco” al Pian dell’Alpe (che risale agli anni ‘30 del secolo scorso).

Una richiesta partita dall’Opera Salesiana Rebaudengo

«Non è un’idea nata in funzione del PNRR – spiega il sindaco Andrea Ferretti -, infatti già due anni fa era nato un dialogo con l’Opera Salesiana Rebaudengo (ndr proprietaria della Casa Alpina), che ci aveva manifestato le sue oggettive difficoltà ad investire sulla ristrutturazione dell’edificio, chiedendo il nostro aiuto. Già da allora avevamo cercato di capire come intervenire (con le sole risorse comunali non era fattibile), così quando è nato il Bando Borghi l’abbiamo esaminato e ci è sembrato adattarsi al nostro progetto».

 

Un milione dal PNRR, il resto dal GSE

Naturalmente per la richiesta di fondi pubblici – oltre al PNRR, il comune pensa di utilizzare anche 764.750 euro del conto termico messo a disposizione dal Gestore dei Servizi Energetici per gli enti locali -, la Casa Alpina deve essere nella disponibilità del comune: «Per questo abbiamo stipulato un accordo con cui  l’Opera Salesiana Rebaudengo ci ha concesso il bene in comodato d’uso trentennale; se poi non riusciremo a portare avanti il recupero entro il 2026, il contratto sarà automaticamente risolto».

 

Valorizzare senza rinunciare alla specificità sociale e educativa

Se tutto andrà come sperano le due parti, però la Casa Alpina non dovrà comunque rinunciare alla sua storica funzione. «Si tratta di un fabbricato unico, che vogliamo valorizzare, ma senza che venga meno la sua specificità sociale e educativa, che anzi vorremmo moltiplicare!»

Una gestione sostenibile

Il progetto preliminare, se per gestire in modo sostenibile la struttura punta sulla cooperazione della comunità locale, a livello di proposte prevede di integrare l’offerta dei centri per bambini e ragazzi dell’Opera Salesiana con la promozione e l’organizzazione di attività educative e formative incentrate sulle tematiche ambientali.

 

Una piccola “Pracatinat”

«In piccolo – spiega Ferretti – vorremmo diventasse quello che era un tempo Pracatinat, senza trascurare la funzione anche sociale che la Casa ha sempre avuto e che vorremmo continuasse ad avere in collaborazione con i Salesiani, cioè l’offerta anche ai ragazzi di famiglie in difficoltà economica della possibilità di socializzare grazie ai centri estivi».

 

In appoggio allo sport anche d’inverno

In più il comune pensa di proporre insieme ad altri enti campi legati ad attività agricole e artigianali, eventi culturali e artistici, forme sperimentali di coworking e smart working. Senza concentrarsi solo sulla bella stagione: «Pur senza aprire la strada alle auto, durante l’inverno vorremmo utilizzare la struttura in appoggio – assieme ad esempio al ristorante Lago delle Rane – a un sistema di attività sportive outdoor, dalle ciaspole allo sci di fondo allo sci-alpinismo».

 

Un progetto in cui credere al di là del PNRR

Entro giugno Usseaux scoprirà se avrà accesso al finanziamento del PNRR, che rischia di trasformarsi in una lotteria: «Sono 229 i borghi finanziabili sugli oltre cinquemila comuni italiani che possono candidarsi,  ma se anche dovesse andarci male, nel progetto noi crediamo e cercheremo delle alternative per realizzarlo».

GR