Una giovane coppia dell’hinterland milanese vuole trasformare lo storico Mulino Fassi di Perrero in un fattoria didattica – Il Mulino di Bi – che non trarrà profitto direttamente dagli animali.

 

 

Dall’hinterland milanese a Perrero seguendo un sogno. In sintesi è questa la storia di Tommaso Fratus e Raffaella Carpino, una coppia di trentenni, che hanno acquistato lo storico Mulino Fassi in via Facta 11 a Perrero per trasformarlo in una specie di fattoria didattica.

 

Una scelta di vita

Galeotto fu il Covid. «Entrambi – raccontano Tommaso e Raffaella – lavoravamo come baristi nell’area di Milano, durante la pausa forzata del lockdown abbiamo iniziato a riflettere seriamente su che cosa avremmo voluto davvero fare della nostra vita». Forti di esperienze precedenti – Tommaso aveva lavorato in un’azienda agricola e Raffaella in un maneggio – nei due è nato il progetto di «un rifugio per animali, che mantenga la valenza educativa delle normali fattorie didattiche, ma senza trarre profitto direttamente dagli animali, seguendo un nuovo modello di convivenza tra uomo e natura».

 

 

Arrivati a Perrero quasi per caso

Un’idea facile a dirsi, mentre non altrettanto semplice si è rivelata la scelta del luogo dove metterla in pratica. «Siamo arrivati a Perrero quasi per caso. Avevamo cercato qualcosa in Emilia Romagna, poi negli appennini liguri, ma ragioni di costi e non solo ci avevano costretto a desistere. Ripiegando sul Piemonte, dovevamo andare a vedere un immobile a Pomaretto, quando ci hanno suggerito il Mulino Fassi, che ci è sembrato subito perfetto, anche se i lavori da fare non mancavano».

 

Un anno da pendolari nel tempo libero

Acquistato l’immobile – che da anni aveva perso la funzione di mulino per essere in parte riattato ad abitazione, mentre all’esterno erano state realizzate delle vasche per l’itticoltura – i due giovani cittadini hanno cominciato a mettere mano al progetto. «Per circa un anno – spiegano – abbiamo continuato a lavorare e a vivere in Lombardia, ma nel giorno libero venivamo a lavorare al mulino (sorbendoci duecento chilometri di viaggio sia all’andata che al ritorno!), risistemato l’alloggio dall’agosto scorso ci siamo trasferiti qui e abbiamo intensificato i lavori sulla parte di mulino. Le nostre famiglie all’inizio erano un po’ titubanti riguardo alla nostra scelta, ma ora si sono innamorate del posto e vengono spesso a trovarci e ad aiutarci con i lavori».

 

 

Apertura programmata a fine aprile

L’obiettivo è di inaugurare l’attività il prossimo 30 aprile. «Al momento non abbiamo ancora molti animali ma a breve prenderemo caprette, pecore e galline. E magari altri animali “anziani” a cui dare rifugio». Ideali destinatari del “Mulino di Bi” (questo il nuovo nome del complesso, nonché dell’associazione di promozione sociale collegata) sono scolaresche, gruppi estivi a cui Tommaso e Raffaella metteranno a disposizioni sia gli spazi esterni con gli animali e gli orti, sia quelli interni per la visita al mulino in funzione. «Quest’anno pensiamo di proporre solo alcuni appuntamenti, cercando la collaborazione delle associazioni e delle attività locali».

 

L’origine del nome

Curiosa la storia del nome: «Tra di noi ci siamo sempre chiamati “Bi”, così è venuto spontaneo dare questo nome al mulino, che per felice combinazione dagli abitanti del posto è stato accolto come un omaggio al vecchio mugnaio che si chiamava Bruno».

 

Un paese ospitale

A colpire favorevolmente Tommy e Raffy è stata anche l’accoglienza delle persone del luogo: «Fin dal nostro arrivo c’è sempre stato chi ci portava un po’ di verdura o di frutta, senza contare i tanti consigli per l’orto e altre cose; tra l’altro i nipoti di Bruno Fassi, Alex e Yury, ci hanno mostrato come far funzionare la macina, mentre il Circolo Borgata Granero ha destinato a noi il ricavato della sua asta di beneficenza natalizia per darci una mano nell’acquisto del pollaio».

 

Info

Per saperne di più: mulinodibi@gmail.com – 340.249.20.37, oltre al canale Youtube e le pagine Facebook e Instagram “Il Mulino di Bi”.

GR