Lo scorso 31 marzo amici e conoscenti di Ugo Flavio Piton si sono trovati a casa sua, a Roreto, insieme alla sua famiglia per inaugurare l’archivio a lui dedicato.

Fa un effetto strano addentrarsi tra le carte di un grande studioso. Perché, anche se Ugo Piton non è stato solo questo – e la bicicletta di quando era corridore fa bella mostra in mezzo alla stanza a darne prova -, principalmente il suo nome resta legato alle ricerche sulla cultura e la lingua della val Chisone. Piercarlo Pazé nel suo discorso gli ha affibbiato un paragone ingombrante, ma appropriato: «è stato il Nuto Revelli della Val Chisone». Allo studioso cuneese, in particolare a un’opera come “Il mondo dei Vinti”, Piton si è certamente ispirato. «Anche Ugo – ha ricordato l’amico Pazé – in molte sue ricerche ha adottato il metodo di Revelli, raccogliendo le testimonianze della gente umile della sua terra, intervistando le persone nel loro patouà». E continua Pazé «l’opera di Piton è imprescindibile per chiunque voglia studiare o scrivere della storia di questa valle». Anche un aspetto spesso trascurato dagli studiosi, quello della fede della popolazione valligiana, trova in Piton – che ne era saldamente impregnato – un attento interprete e ne dà prova in “La fouà de ma gent”, il suo scritto dedicato alla chiesa di Castel del Bosco. Una fede, la sua, sempre accompagnata da quel rispetto, lentamente appreso da questa terra dove nei secoli per la religione si è combattuto.

Il figlio Piero e la nipote Enrica, non senza un filo di emozione, hanno spiegato il perché di questo archivio: «Il materiale era tanto e la domanda che ci siamo posti è stata: “che fare di tutti i suoi appunti e documenti?” Il primo pensiero è stato quello di organizzare le sue cose e metterle a disposizione degli amanti della storia e, perché no, anche delle scuole». Senza dubbio sarà necessario «un lavoro di catalogazione per rendere consultabile tutta la documentazione raccolta, i libri finiti e abbozzati, le foto e i disegni». Accanto alle “sudate carte”, non mancano oggetti di interessi più comuni: le fotografie (anche antiche), le cartoline, i francobolli da lui collezionati.

Era presente anche l’amico e traduttore in francese delle poesie di Ugo, Emile Gauthier che, ha letto una poesia, alcuni dei cui versi decorano la sala dell’archivio. Manuela Ressent, erede di Ugo alla guida del gruppo “La tèto aut”, ha ricordato sia lo studioso, sia la bontà, la fede e l’umanità dell’uomo: «Negli altri cercava e vedeva solo gli aspetti buoni».

Un ultimo carattere, non secondario di Piton, lo ha sottolineato il sindaco di Roure, Rino Tron «Ugo è sempre stato vicino e ha aiutato i parroci di Castel del Bosco. Oggi purtroppo qui manca una personaha ricordato riferendosi a don Adalberto, il parroco morto improvvisamente lo scorso dicembre – che non sarebbe certamente mancato all’appuntamento dedicato all’amico Ugo».

Discreta, durante l’inaugurazione, la presenza di Prosperina, la vedova di Ugo, con cui tutti i presenti non hanno mancato di scambiare qualche parola, in ricordo di quel marito al cui fianco è rimasta saldo sostegno per oltre settant’anni.