Nella seduta del 29 dicembre, il Consiglio Regionale del Piemonte ha votato all’unanimità l’Ordine del Giorno sulla valorizzazione delle fortificazioni alpine piemontesi, un’iniziativa che la consigliera regionale Pd Monica Canalis aveva promosso già diversi mesi fa (si sa che i tempi della politica non sono brevi…).
L’obiettivo della combattiva Canalis, in vista della riscoperta quanto mai attuale del turismo outdoor e di prossimità, è di impegnare la Giunta Regionale «a redigere un censimento delle fortificazioni alpine del Piemonte, valutando per ciascuna infrastruttura lo stato attuale di conservazione e accessibilità, fino a creare un apposito marchio promozionale e a progettare dei format culturali e sportivi (come un trekking tra i forti del Piemonte sulla falsariga del Tour del Vauban in Francia o una serie di allestimenti museali d’alta quota come al Forte di Bard), da rivolgere a turisti e a studenti delle scuole, valutando anche con attenzione l’opportunità di una candidatura Unesco».

Monica Canalis, consigliere regionale Pd

Un progetto, nato consultando amministratori del territorio (come il sindaco di Fenestrelle, Michel Bouquet) che punta a valorizzare quel patrimonio storico culturale – le fortificazioni – di cui è ricca una terra di confine come il Piemonte: «Negli anni è stata eretta una straordinaria rete di fortificazioni che ha saputo custodire la vita della popolazione piemontese ed è oggi parte del nostro patrimonio paesaggistico, storico ed artistico-culturale. In questa rete rientrano straordinarie costruzioni, tra cui il Forte di Fenestrelle, il Forte di Exilles, il Forte di Vinadio, il Forte Bramafam e il Forte dello Chaberton, strutture uniche nel panorama europeo, purtroppo ancora ampiamente sotto utilizzate, nonostante le buone pratiche italiane e internazionali di successo a cui ispirarsi».

Il sindaco di Fenestrelle, Michel Bouquet

Risorse preziose su cui far leva per la ripartenza del Piemonte: «la valorizzazione ed il rilancio dei Forti del Piemonte, che possono diventare una vera e propria attrazione culturale, sportiva e paesaggistica ed essere un elemento di identificazione e riconoscibilità della nostra montagna».