“Purtroppo se n’è andata una bella persona, una persona gentile, anche lui del ‘56”. Così Mara Giraudo, villarese emigrata in Australia, ha commentato sul suo profilo Facebook la notizia della morte di Paolo Rossi nella mattina del 10 dicembre.
Negli anni ’70 i ragazzi della squadra Primavera della Juventus risiedevano in convitto a Villar Perosa. Se il pomeriggio era dedicato agli allenamenti, «al mattino frequentavano le scuole superiori – ricorda Mara – e viaggiavano sul pullman di linea insieme a noi».
«Paolo Rossi, come me, studiava Ragioneria al “Buniva” di Pinerolo e aspettava il bus alla fermata vicino alla RIV. Di lui ricordo la riservatezza e l’educazione: restava spesso da solo, ma a colpire erano il modo di essere sempre posato e per bene. Era fine, delicato tanto nel fisico come nel carattere, così diverso da tanti suoi colleghi delle giovanili della Juve, più prestanti ma spesso anche sbruffoni».
Ricordi di una Villar che non c’è più, a cui ha legato il suo nome un ragazzo perbene, che qualche anno dopo sarebbe diventato campione del mondo e “pallone d’oro”, senza però mai perdere la semplicità e la modestia: «un bell’esempio da portare al mondo calcistico di oggi».