«Sport Inclusion è ripartito. Pur in condizioni precarie, con poca visibilità, poca prospettiva ma è ripartito». Traspare l’emozione dalle parole di Marco Tealdo nel raccontare la ripresa – lo scorso 16 ottobre – del progetto Sport Inclusion (per essere di nuovo stoppato dal DPCM del 25 ottobre).

Nato dalla collaborazione tra la Cooperativa Sociale “Il raggio”, l’Associazione Sportiva “Nessuno escluso” e “Il Podio Sport” Sport Inclusion intende offrire a dei ragazzi con disabilità intellettiva, relazionale e anche fisica delle attività ginniche propedeutiche a sport di squadra, in particolare alla pallavolo. Un’esperienza partita nell’ottobre 2019 negli impianti sportivi di Porte per rispondere alla mancanza di uno spazio sportivo non competitivo dedicato ai ragazzi con disabilità. Una proposta inoltre di alto profilo – «Non basta la buona volontà. Ciò che viene proposto ai disabili deve avere un alto grado di professionalità, senza improvvisazioni» – e coronata da un’ottima risposta: «Alla fine di febbraio, quando abbiamo dovuto sospendere tutto, erano ben 34 gli atleti che partecipavano».

Poi come per tutto lo sport di base, il Covid aveva posto la parola fine sull’esperienza. Ma poi «il desiderio di diffondere la cultura che sottende Sport Inclusion ovvero la convinzione che la disabilità non è un limite assoluto ma una delle tante opportunità dell’esistenza umana» ha avuto la meglio sulle incertezze. «Se avessimo dovuto aspettare di non avere più dubbi – prosegue Tealdo – non avremmo mai riiniziato: con un decreto ambiguo che rimanda a un’eventuale deroga regionale, che tarda ad arrivare… Ma era troppo importante per noi lanciare un segnale di ripresa: c’era un grande buco da colmare, anche senza sapere per quanto tempo potremo andare avanti». Parole rivelatesi purtroppo quanto mai profetiche: il DPCM del 25 ottobre, infatti, ha di nuovo imposto uno stop.

Una ripartenza con tutte le cautele richieste dall’emergenza sanitaria e, giocoforza, con un numero ridotto di atleti, «sia per le norme anticontagio, sia anche perché le comunità per ragazzi con disabilità sono inquadrate nella stessa normativa delle RSA (ndr Residenze sanitarie per anziani)». Così accade che «ragazzi di 25 anni, con un lieve deficit intellettivo, ma nel pieno delle forze, dei veri atleti, rimangano esclusi dai contatti e dalla possibilità di sfogare la loro energia: un’assurdità!»

Alessandro Barotto, coordinatore tecnico

Alla ripresa di Sport Inclusion «nuovi sono gli istruttori (Alessandro Barotto, insieme a Laura Rostan saranno i coordinatori tecnici), nuovi e vecchi gli atleti ma con la «stessa voglia di fare bene e creare nuove opportunità e nuovi percorsi di inclusione». Un modo secondo Tealdo «per iniziare a pensare una società socialmente sostenibile in grado di mettere la persone, nelle loro diversità, al centro di ogni interesse sociale, economico, politico. Sport Inclusion è un tentativo di pensare a come potrebbe essere il mondo se l’inclusione fosse posto come valore essenziale non negoziabile. Un valore capace di offrire a tutti le stesse opportunità e gli stessi diritti e doveri e di guardare alla persona in modo non discriminatorio, indipendentemente dal suo stato di salute, di convinzioni e di orientamenti».

E a chi volesse coltivare questo sogno (nel momento in cui le norme lo permetteranno di nuovo) o semplicemente saperne di più, basterà chiamare il 347.057.40.16.

GUIDO ROSTAGNO