Mercoledì 17 ottobre la chiesa di San Genesio (parrocchia di Perosa Argentina) ha ospitato i fedeli convenuti per pregare insieme al vescovo Derio Olivero (coadiuvato dal parroco Mauro Roventi Beccari) nella veglia missionaria diocesana organizzata dal Centro Missionario Diocesano.

Prima dell’inizio della preghiera sono stati portati in processione all’altare alcuni doni: un mappamondo e dei ceri colorati (simbolo della vocazione alla mondialità), uno zaino (simbolo dello spirito di avventura), un tablet, un pallone e uno strumento musicale (simboli della passione per la tecnologia, lo sport e la musica). Tutti doni legati nell’immaginario alla gioventù, in linea con lo slogan della “Giornata missionaria mondiale” 2018: “Giovani per il Vangelo”. Slogan che si riferisce sia ai giovani (anagrafici) della cui presenza nel testimoniare il Vangelo si avverte il bisogno, sia a quella freschezza che dovrebbe accompagnare credenti di tutte le età nella vita quotidiana, mantenendo un cuore giovane come i missionari.

Oltre all’animazione del bravo coro parrocchiale perosino, durante la serata hanno portato la loro testimonianza quattro giovani reduci quest’estate da un’esperienza “missionaria” in Brasile. Anche monsignor Rino Perin dal Centrafrica ha voluto portare il suo contributo, per tramite del fratello, con una lettera in cui ha descritto la vita dei cristiani di M’baïki.

Monsignor Derio ha guidato la riflessione ricordando come, quando la tentazione è di fare come Geremia al momento della sua chiamata – “non so parlare perché sono giovane” -, di demandare, cioè, ad altri le responsabilità che spettano a ciascuno (non solo al papa, al vescovo, al parroco) come parte della Chiesa, bisogna tenere a mente che il Signore vigila “sulla sua parola per realizzarla”. «Va tranquil», è stata l’esortazione del vescovo di fronte all’insicurezza vera o creata ad arte che a volte paralizza le azioni; confidando in quel Signore che – come nella “Cena in Emmaus” di Caravaggio di cui parla la lettera pastorale di quest’anno – con le sue braccia invita i discepoli ad andare, senza aver paura del mondo. Non in virtù della loro povera condizione, ma con la forza data loro di Colui che disse a Geremia: “Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca”.