«Bona seira a tuti e grasie per essi sì» era l’immancabile attacco di Agostino Fassi nel presentare i suoi spettacoli teatrali sul palcoscenico di Perosa. Un saluto ben noto agli appassionati di teatro dialettale, che lo ricordano come un maestro. Molti di loro erano presenti, la mattina del 25 ottobre, al funerale del “maestro” Fassi.

Agostino Fassi

Nato a Villar Perosa nel 1927, Agostino rimasto presto orfano di genitori, dai dieci ai diciassette anni studia a Rivoli nel collegio dei Padri Giuseppini. Già allora cova la passione per la recitazione, scrivendo ed esibendosi in scenette con i compagni. Tornato a Villar Perosa per lavorare alla RIV, ancora durante la guerra fonda insieme a qualche amico una filodrammatica di iscritti all’Azione Cattolica. Nel 1950 sposa Elda Dal Vecchio, si trasferisce a Perosa ed entra a far parte della filodrammatica salesiana, dove si perfeziona come attore sotto la guida di Cornelio Rol. Negli anni sessanta inizia a scrivere copioni propri e fonda la “Compania Teatral Piemontèisa ëd Perosa Argentin-a”, che dal 1964 al 1994 sale sul palco 337 volte divertendo oltre 120mila spettatori. Per i suoi meriti culturali e artistici riceverà la medaglia d’oro dal comune di Perosa, per il lustro portato al paese, e il Cavalierato della Repubblica.

Una scena con al centro Agostino Fassi (foto Bruno Galliano)

 

Beppe Maretto, che cominciò giovanissimo a recitare sotto la guida di Fassi, racconta: «Amava profondamente il teatro e metteva una cura maniacale nel farlo, voleva avvicinarsi alla perfezione e spesso ci riusciva, a costo di mesi e mesi di prove più sere la settimana». Letti a distanza di anni, «i suoi copioni sembrano scritti oggi, capaci di divertire senza mai scadere in oscenità, parolacce o blasfemia e allo stesso tempo di affrontare argomenti seri e sempre attuali, dalla corruzione alle incomprensioni tra padri e figli, per dirne alcuni». Scrivendo i testi della compagnia «Agostino tracciava ogni personaggio sulle caratteristiche dell’attore che l’avrebbe interpretato».

Foto di gruppo della Compania Teatral Piemonteisa nel 1980

Maretto ne ricorda anche il legame particolare con la parrocchia di Perosa: «Aveva messo in piedi una scuola teatrale che, insieme alla cantoria parrocchiale, portava in scena dei teatrini musicali: Agostino si occupava della scena, mentre il maestro Mario Furlan (il papà di Renzo) pensava alla parte del coro».

Visti i precedenti, è probabile che dov’ è ora Agostino stia già preparando una commedia per insegnare agli angeli il piemontese.

G.R.