Quando muore una vecchia maestra, un po’ di commozione avvolge non solo gli ex allievi, ma chiunque l’ha conosciuta. La scomparsa di Livia Costantino, la maestra Minetto, lo scorso 7 marzo non ha fatto eccezione. La collega Paola Cordiero di lei conserva bei ricordi: «Nel 1971-72, quando sono arrivata a lavorare a Pinasca (ndr dove Livia Minetto ha insegnato fino alla pensione), è stata lei ad accogliermi, sorridente come era sempre. Tra l’altro mi capitò di essere la maestra di suo figlio Bruno». La maestra Minetto, da Villar dove viveva «lo portava a scuola a Pinasca, così poteva averlo vicino. Ad esempio nella pausa per pranzo (c’era il rientro pomeridiano), siccome non aveva tempo di tornare e preparare tutto a casa, andava con Bruno a mangiare da Florio all’Alpina (ndr una locanda vicina alle elementari), insieme a loro andavano anche la maestra Piera Bonino, che abitava a Pinerolo».

Maestra molto preparata e sensibile – «ti leggeva in volto se avevi qualche ambascia» -, era aperta alle idee nuove, non però in modo acritico: «Erano anni di profondi cambiamenti per la scuola e, a volte, la novità per la novità sfociava in confusione che lei non amava». Dalla collaborazione con la giovane collega nacquero a Pinasca le “classi aperte”: «Ero giovane e, fresca di studi, volevo sperimentare – ricorda Paola -. Insieme a Livia, preparammo un progetto per cui i bambini di varie classi si riunivano per una stessa lezione con una delle maestre. Livia naturalmente insegnava musica». Era quella d’altronde una grande passione della Minetto: «a scuola aveva portato il suo pianoforte con cui faceva cantare i suoi allievi. Quando il piano si scordava, portava dietro la fisarmonica».

Non tutte le maestre della generazione della maestra unica (nei paesi una vera autorità), accettarono di buon grado i cambiamenti degli anni ‘70. «Con i Decreti delegati fu dato valore nella scuola al ruolo delle famiglie e alcune maestre si sentirono messe in discussione, giudicate». Non Livia, che «era anche mamma e si immedesimava nei genitori che incontrava. Il suo unico cruccio come maestra, confessava, era di non aver potuto seguire maggiormente i suoi figli Anna e Bruno per via del lavoro».