Da poco si è conclusa la “fase uno” del primo monitoraggio nazionale del lupo e a fine 2021 i dati raccolti potranno fornire una stima più precisa della popolazione presente in Italia. Per capire meglio l’importanza di questa ricerca, conviene però appoggiarsi a un esperto come Luca Giunti, guardiaparco che se ne è occupato nei Parchi Alpi Cozie.

Foto Parchi Alpi Cozie

«Il censimento del lupo come di altre specie – spiega – è da sempre uno dei nostri compiti, è però una novità l’adozione in tutta Italia degli stessi metodi di rilevazione». Se spesso crea allarme l’avvistamento di un lupo vicino a case o strade, «non è però significativo per chi ne rileva la presenza: può essere parte di un branco, può essere un esemplare in dispersione che, da lì a qualche tempo, si sposterà anche di centinaia di chilometri. Chi fa ricerca ottiene circa l’80% delle informazioni dai loro escrementi, specie se freschi». Uno sporco lavoro, che negli anni ha arricchito molto le fonti di studio disponibili: «Quando mi sono laureato con una tesi sul lupo, il 90% della bibliografia era nordamericana, chi si laurea oggi può contare su almeno il 70% di ricerche italiane (il 50% piemontesi!)». Anche di recente, però, sono state sollevate perplessità sulle risorse destinate a questi studi da parte di chi si proclama portavoce delle esigenze di chi in montagna lavora (e sovente vorrebbe risolvere il problema lupo, dandogli la caccia): «Chi pensa con l’abbattimento dei lupi di risolvere i problemi degli allevatori, si inganna. C’è un proverbio pugliese che recita “per ogni lupo ucciso al funerale se ne presentano due”, se ci sono le condizioni perché il lupo si insedi in un territorio, posso sterminare una famiglia, ma in pochi anni i lupi torneranno».

Foto Alessandra Gorlier (Parchi Alpi Cozie)

Il tema della convivenza tra pastori e predatore è complesso: «Chi lavora nella pastorizia nei nostri territori per 80 anni non ha mai dovuto preoccuparsi del lupo così, a differenza di regioni dove il lupo è sempre rimasto presente, si è curata meno la sorveglianza a fronte di greggi diventate molto più grandi di quelle di una volta. Al suo ritorno il lupo si è così trovato molte prede “facili”. I fondi europei per l’acquisto di cani da guardianìa e recinzioni o per il ristoro dei danni, non risarciscono però al pastore il maggiore tempo che deve dedicare al suo gregge. Questo tempo è il fulcro su cui intervenire per alleviare i disagi dei pastori. Allo stesso tempo è necessario reimparare a convivere senza allarmismi con i lupi, come fanno in Abruzzo dove il lupo non è mai scomparso».

GR