Per via della scomparsa di Marella Agnelli è stata un po’ oscurata in quei giorni la notizia della morte di Hester Guiot, meglio nota come “la maestra Bourlot” (dal cognome maritale che un tempo accompagnava inesorabile le signore). Ma Hester (con l’H) fin dal nome esprimeva quell’unicità che l’ha accompagnata negli anni dell’insegnamento e della pensione. E anche dopo morta come mostra la scelta di donare il suo corpo alla scienza.

In una sua poesia in piemontese, pubblicata alcuni anni fa su una rivista – “Speranse ‘d na magistra” -, era lei stessa a ripercorrere la sua carriera da insegnante, iniziata a diciott’anni ai tempi della guerra partigiana e proseguita in tempo di pace fino al 1989. Una vita per i ragazzi a cui si proponeva di insegnare non solo le materie curricolari, ma soprattutto “la stra dël bin”, la via del bene. I primi anni di docenza li trascorse in alcune scuole di montagna, come a Gran Dubbione dove saliva, col figlio appresso, quasi ogni giorno. Ricorda l’amica Giuliana Gelato: «Raccontava che il marito non voleva che si fermasse lassù, lei perciò andava e veniva». Solo l’intervento del preside riuscì a convincere il coniuge a evitarle quelle continue scarpinate. Lei profondamente credente – «era iscritta all’associazione maestri cattolici» (vedi il ricordo più sotto) -, era però rispettosa delle differenze: «Era solita regalare il vangelo ai suoi alunni che facevano la prima comunione, ma quando era maestra ad Inverso molti erano valdesi (e a quei tempi i rapporti non erano quelli di oggi). Per non far torti a nessuno, ottenne dal pastore il permesso di donarlo anche a loro».

La maestra Hester Guiot Bourlot da giovane in costume tradizionale

Fu però a Villar che da maestra entrò nell’immaginario comune. Severa, ma giusta. Temuta da alcuni, amata dai più. La collega Nives Minuzzo ne ricorda l’allegria, il carisma, un pizzico di bizzarria, l’abitudine di «alternare durante le ore di lezione alcuni minuti di ginnastica e canto per mitigare l’energia dei bambini».

A Mauro Ughetto, figlio del custode della scuola, rimane impressa la figura di Hester che, finite le lezioni, restava in classe a lavorare fino a sera: «Mio padre chiudeva la scuola e lei per uscire ci suonava all’ora di cena. A volte, per non disturbarci, usciva dalla finestra!» Tra le passioni della maestra Bourlot, la musica occupava un posto di primo piano. Anche per gli alunni delle altre classi era normale passare del tempo con lei per imparare qualche canzone. Persino negli anni finali vissuti all’”Asilo dei vecchi”, «durante la messa si metteva a suonare il piano e a far cantare, da buona maestra, gli altri ospiti». Il piano lo aveva con sé anche a scuola, anche se un giorno rischiò di bruciare: «La maestra aveva dimenticato acceso un piccolo presepio che fece corto circuito e prese fuoco; per fortuna dei bambini dalla strada si accorsero delle fiamme e diedero l’allarme!»

Anche per le lingue batteva il cuore di Hester: «Era un’appassionata di esperanto, voleva insegnarlo anche a me», ricorda Giuliana Gelato. Studiò il tedesco e, nel corso dei suoi numerosi viaggi in Argentina – dove parlava «in piemontese coi discendenti dei nostri emigranti» -, imparò lo spagnolo che, ormai in pensione, «insegnava in un locale vicino al municipio». Da buona figlia della terra occitana, naturalmente conosceva il patois. Ricorda Carlin Porta (che insieme a lei per alcuni anni insegnò il piemontese agli scolari villaresi): «A noi della Badia Corale Val Chisone donò alcune canzoni occitane che conosceva; una di queste l’abbiamo cantata in suo onore a San Germano nel primo concerto dopo la sua morte».

Foto di classe della maestra Bourlot con gli alunni del suo ultimo ciclo scolastico

Molti la ricordano al volante della sua 500 beige, con cui qualcuno sostiene abbia completato il trasloco del suo materiale scolastico – pianoforte compreso – dopo il pensionamento. Allora quel bene, che aveva cercato di insegnare, Hester discretamente lo mise in pratica, donando ogni suo risparmio per costruire pozzi nei paesi africani. E la sua figura carismatica di maestra d’altri tempi divenne di riferimento per l’intero paese.

Adesso che è giunta la sua ora, chi l’ha conosciuta è convinto che si sia realizzata la speranza che lei confidava in quella sua poesia: aver guadagnata un posticino in Cielo insieme ai suoi ragazzi.

GUIDO ROSTAGNO

Il buon esempio della maestra Hester Guiot

Se n’è andata l’ultima “colonna portante” dell’AIMC del secolo scorso: Hester Guiot ved. Bourlot, 95 anni. È deceduta il 14 febbraio all’asilo dei vecchi di San Germano Chisone. Funzioni funebri sono state officiate il 23 febbraio a Fenestrelle (Hester era nata a Puy Pequerel) e il 24 febbraio a Villar Perosa.

In vita la maestra di scuola elementare(per 44 anni) non ha mai ricoperto cariche dirigenziali associative per AIMC e CISL, ma la partecipazione è sempre stata responsabile, le sue presenze e le parole autorevoli erano notate e ascoltate con attenzione e il suo esempio seguito. Nel suo tempo libero da scuola e famiglia (2 figli), era sovente impegnata in corsi di volontariato, di catechismo, di esperanto e di francese in sede AIMC. Era stata anche in Argentina, un viaggio alla ricerca di emigrati. Chi scrive ha fatto esperienze di collaborazione con la collega: organizzazione di viaggi e scambi culturali con scuole e scolaresche francesi di Briançon.

Oggi della maestra di lunga esperienza, Hester Guiot, rimane il ricordo di una persona di assoluta integrità morale e di generose qualità professionali.

Sull’annuncio mortuario di Hester Guiot ved. Bourlot si legge: “per espressa e dichiarata volontà di Hester, il suo corpo è stato donato a fini di studio scientifico ed è stato trasportato all’Università degli Studi di Torino”. Ultima opera di bene.

ROMANO BERMOND