Con gli impianti di risalita fermi per via delle scelte del Governo, le località di montagna se non perdono tutto il loro appeal, di certo vedono scendere i ricavi delle attività economiche.

«Domenica 13 dicembre a Prali (dove si può ciaspolare e praticare sci di fondo e scialpinismo) c’era molta gente – racconta il sindaco Andrea Domard – e i locali hanno lavoricchiato. Certo però i danni causati dalle chiusure degli impianti sciistici per via del Covid sono pesantissimi: parliamo di circa il 40-50% del fatturato annuo di quasi tutte le attività». E non solo di quelle legate al turismo: Domard che per professione si occupa di una piccola ditta di edilizia e falegnameria (compresa la produzione artigianale di sci e snowboard) è stato toccato in prima persona dalla crisi: «Nella mia attività ho avuto un calo notevole: anche se la falegnameria ha tenuto un po’ di più, ma ad esempio gli ordini per sci e snowboard sono passati da ventiquattro a tre». A patire i danni più consistenti è stato tutto il comparto legato alla seggiovia (meno 35/40% di fatturato): «Pensiamo ai maestri di sci – sottolinea Domard – che devono rinunciare ai gruppi e alle lezioni individuali, in alcuni casi nel 2020 hanno lavorato meno della metà delle ore rispetto all’anno prima».

La manifestazione dei Maestri di Sci in Piazza Castello

Per queste ragioni lo scorso 14 dicembre le associazioni dei Maestri di sci sono scese in Piazza Castello a manifestare il loro disagio e a chiedere ristori, ottenendo l’attenzione del Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio (che ha promesso un bonus fino a duemila euro). Una protesta l’hanno messa in piedi anche molti sindaci dell’Unione dei comuni Valli Chisone e Germanasca con un flash mob il 6 dicembre proprio a Prali per provare a smuovere gli enti superiori dall’apparente indifferenza che mantengono verso i comprensori della neve. I cui disagi si riverberano sui paesi vicini: «tutti i nostri lavoratori stagionali provengono dalle valli fino al massimo a Pinasca», spiega Domard. «A Perrero– racconta il sindaco Laura Richaud – le attività economiche godevano dei flussi passaggio verso Prali e chiaramente hanno risentito della situazione Covid. Nei nostri territori negli ultimi anni si sono persi molti posti di lavoro e per molti si era rimasto solo lo sbocco del turismo». E davanti ai provvedimenti non sempre coerenti del Governo, un po’ di malumore monta: «Non voglio sembrare polemica – aggiunge Richaud – ma se hanno destato indignazione le immagini degli assembramenti di Cervinia spingendo a tener chiusi gli impianti, non mi pare che i negozi affollati delle città abbiano creato la stessa reazione».

Il Club Med di Pragelato, che quest’anno ha rinunciato all’apertura

In quel di Pragelato cambia la valle, ma non le difficoltà che colpiscono in particolare i maestri di sci e gli esercizi commerciali. «La mancata apertura del Club Med – ricorda il vicesindaco Mauro Maurino – si riflette sui posti di lavoro e sulle attività economiche del paese e della valle. Oltretutto un’eventuale chiusura di un’attività in montagna si trascina dietro dei costi fissi (basti pensare al riscaldamento) molto pesanti, che vanno al di là dei semplici mancati introiti. Sarà fondamentale per salvare queste attività e, soprattutto per le famiglie che da queste dipendono, che vengano stanziati ristori adeguati e in tempi brevi. Come comune non abbiamo grandi risorse, ma faremo la nostra parte». Un ottimismo della volontà rafforzato dalla buona affluenza di persone a Pragelato col ritorno del Piemonte in zona gialla. «Un particolare encomio va fatto ai gestori della pista di fondo, che per evitare il rischio di assembramento hanno predisposto, non senza oneri, addirittura quattro biglietterie».

GR