Nel periodo prima di Natale è sempre forte il rischio di lasciarsi prendere da un consumismo egoista. C’è però chi si ricorda degli altri. «Un sindacato della Skf Avio, in occasione della distribuzione dei pacchi natalizi, e la scuola per l’infanzia Cipì di Pinasca – racconta Mauro Clot, responsabile del Gruppo Caritas Valli Chisone e Germanasca – hanno fatto una raccolta di giocattoli per darli alla nostra associazione. Dopo averne dati ai bambini delle quaranta famiglie che assistiamo, quello che è rimasto lo abbiamo portato all’emporio solidale “Una goccia” perché vada a qualche altro bimbo». Un bel gesto, anche se non è questa l’attività principale della Caritas: «Nel corso del 2019 – spiega Clot – abbiamo assistito circa un centinaio di persone (tra cui parecchi minori) in un territorio che va da Porte a Prali e Pragelato, anche se il grosso degli assistiti si concentra tra Villar Perosa, Pinasca e Perosa Argentina».

Il disegno “natalizio” di uno dei bimbi della Scuola dell’Infanzia “Cipì”, che ogni anno organizza una raccolta di giochi per i bambini meno fortunati.

 

 

Dati stabili rispetto al passato – sono quasi otto gli anni di attività della Caritas valligiana -, ma «se in passato era più alta la percentuale di extracomunitari, ormai sono molte anche le famiglie italiane assistite: man mano vengono a mancare, per ragioni anagrafiche, gli anziani che con la loro pensione spesso aiutano le generazioni successive, quelle che più soffrono la mancanza di lavoro». Ad ostacolare l’azione dei volontari Caritas spesso sono ragioni di ordine culturale: «Nella mentalità dei nostri paesi, si preferisce tribolare, anziché chiedere aiuto, anche quando se ne avrebbe diritto. C’è molta resistenza nel fare richieste ai Servizi sociali per paura di essere catalogati o, nel caso di famiglie con figli minori, di vedersi giudicati dagli assistenti sociali». Molte famiglie di studenti non sanno dell’esistenza degli appositi contributi regionali (e se lo sanno a volte faticano ad accedervi per via delle procedure): «Come Caritas, abbiamo il “Progetto Giovanifuturo” con cui assistiamo ragazzi meritevoli, pagando loro i libri o i trasporti – sottolinea Clot -, ma insistiamo perché facciano domanda per i bonus regionali: i benefici spesso vengono percepiti come fossero dei favori, mentre invece sono dei diritti».

La Caritas è un’associazione aperta, chiunque può dare una mano: «Quando organizziamo, tra maggio e giugno, la raccolta alimentare nei negozi e supermercati coinvolgiamo più di cento persone (vengono anche parecchi ragazzi degli oratori), oltre ad associazioni come AIB e Alpini che ci danno una mano». Grazie a questa raccolta e a quelle periodiche nelle varie parrocchie, nel 2019 si sono raccolti almeno quaranta quintali di prodotti alimentari, «ma non li abbiamo lasciati a lungo in magazzino – scherza Mauro – anche perché lavoriamo in rete con la Caritas diocesana in una sorta di “mutuo soccorso”: quando una zona ha bisogno di qualcosa, le altre mettono a disposizione le loro scorte».

 

I collaboratori più assidui dell’associazione – circa quarantacinque tra le varie parrocchie – sono formati e tenuti a garantire la massima privacy a chi chiede loro aiuto. «È un punto su cui insisto sempre: i dati personali di chi viene da noi devono rimanere – e rimangono! – riservati». Se il presidente della Caritas delle valli è il vicario zonale, don Mauro Roventi Beccari, «anche gli altri parroci sono collaborativi e sensibili: chi vuole aiutarci o chi ha bisogno può rivolgersi a loro».

GUIDO ROSTAGNO