Si è spento lo scorso 24 ottobre nell’ospedale di Savigliano l’architetto Renato Maurino, celebre a livello internazionale per la sua riattualizzazione delle tecniche costruttive tradizionali alpine. Una vita nel segno della montagna, fin dalla nascita avvenuta nel 1934 a Crissolo e poi continuata con il suo carattere sincero fino ad apparire spigoloso nel portare avanti le sue intuizioni, concretizzatesi in particolare nel paese di Ostana, divenuto un vero e proprio laboratorio a cielo aperto del recupero dell’edilizia montana.

Da sinistra, Renato Maurino, Gioacchino Jelmini e Carlo Frascarolo

«L’ho conosciuto nel 2007 – racconta l’architetto perosino Carlo Frascarolo – in occasione di una presentazione del suo manuale con le Linee guida per la riqualificazione del patrimonio edilizio e dei beni culturali alpini in Comunità Montana a Perosa: era un tipo senza mezze misure se non gli piacevi, non te lo mandava a dire. Per fortuna gli sono piaciuto…ed è nato subito un rapporto di reciproca stima» Un’amicizia sfociata in qualche visita in val Chisone, dove Maurino volle conoscere Bourcet – «ne aveva sempre solo sentito parlare, così nel 2016 lo portai lassù insieme a Giancarlo e a Liviana (una delle ultime persona nate a Bourcet!), che gli raccontarono il paese». Ricorda con un filo di tristezza Frascarolo: «Maurino era anche maestro di sci e avremmo voluto andare a sciare insieme a Prali, ma con rammarico non ci siamo riusciti».

Pur non essendoci progetti di Maurino nelle valli Chisone e Germanasca, la sua eredità culturale è stata in qualche modo raccolta dal recente “Ciabot” restaurato a Pomaretto come “Punto di degustazione nei vigneti”. «Col progettista Gioacchino Jelmini – testimonia Frascarolo – ci recammo insieme a Ostana nel luglio 2015 presso lo studio-laboratorio di Maurino, dove con gentilezza ci illustrò la sua visione dell’architettura e ci fu guida assai preziosa».