Guido Lageard ci ha lasciati e con lui è scomparso un grande musicista. Non deve sembrare esagerato usare proprio l’aggettivo “grande” a proposito di Guido, perché è giusto definire in questo modo chi ha amato profondamente la musica, chi ha fatto battere il cuore a molti innamorati del suono della fisarmonica, chi ha saputo scrivere innumerevoli e belle melodie e chi ha speso molto del suo tempo per accompagnare tanti giovani nel mondo delle sette note.

Per ricordare la figura di Guido devo però contravvenire ad una regola fondamentale del giornalismo, devo cioè parlare non in terza ma in prima persona, come si fa quando si entra nel territorio intimo e privato dei ricordi personali. La vita è fatta di tanti amori e uno dei miei primi amori è stata la fisarmonica, una vera passione, che alla fine ha convinto i miei genitori ad interpellare quello che già allora tutti consideravano un fisarmonicista speciale: Guido Lageard.

Erano i primi anni settanta e ricordo ancora l’ansia e quasi la smania con cui aspettavo il suo arrivo per la lezione settimanale, il sabato pomeriggio. Era una vera festa, specialmente quelle volte che, prima di dedicarsi al giovane allievo, regalava a tutta la famiglia un bel pezzo alla fisa, spesso di sua composizione. Suonava il suo strumento da virtuoso e questo riusciva ad incantare chi lo ascoltava, ma nello stesso tempo possedeva un tocco ed una eleganza particolari che rendevano uniche e subito riconoscibili le sue esecuzioni.

Quando lo ascoltavo non riuscivo a non sorridere, tanto questa musica mi toccava; gli abbellimenti, le appoggiature, l’uso dei bassi alla maniera francese, tutto mi affascinava. Sapeva rendere bella e godibile anche la melodia più semplice. A Guido ed alla fisarmonica sono legati solo ricordi belli, come il viaggio a Stradella dove molte fabbriche di fisarmoniche erano ancora in piena attività; o a Torino in un piovoso pomeriggio di maggio dove abbiamo scelto insieme la mia prima vera fisa, inutile dirlo, della stessa marca e con lo stesso timbro della sua… Ma anche in tempi più recenti quando, sia pur raramente, passavo da lui per una visita e subito mi accompagnava nel suo piccolo regno sotterraneo, popolato di fisarmoniche e di tanta musica, dove per un momento ritrovavo le emozioni di un tempo.

Guido ha passato la vita a suonare (ho visto foto in cui ancora bambino già imbraccia una fisarmonica) ed a comporre musica, non solo per fisarmonica, e credo che la sua figura e la sua opera meriterebbero un adeguato studio e approfondimento, ma questo è un altro discorso. Ora, per tutti noi che abbiamo amato lui e la sua musica, è solo il momento di dire «Ciao Guido, grazie di tutto».

 

Massimo Damiano

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