Sembravano sopirsi i clamori attorno alla filiale Unicredit di Perosa, dopo il flash mob dei primi cittadini e del parroco (6 aprile) e la successiva comunicazione della banca di una riapertura a breve dapprima del bancomat e poi dello sportello (sia pure con diverse limitazioni).

In seguito c’è stato però l’intervento di un sindacalista dei bancari Cisl – Paolo Picollo – sia in un articolo sulla testata on line “Voce Pinerolese”, sia sul suo profilo Facebook. Rimarcando come la chiusura della banca (partita il 19 marzo) sarebbe avvenuta nel rispetto delle leggi e degli accordi sindacali per tutelare la salute di lavoratori e clienti, per procedere alla sanificazione degli ambienti dopo casi di sospetto Covid-19. A cospargere sale sulla ferita, però, alcune frasi non propriamente garbate riferite ai sindaci e al parroco e alla loro protesta: accusati oltre che di ignorare le leggi, di aver infranto, in cerca di visibilità, le disposizioni anticontagio formando assembramenti e mettendo a rischio la salute pubblica e altre amenità del genere (per capirne il tenore, di don Mauro Roventi Beccari si dice che invece di pregare per i defunti, prega per il proprio bancomat…).

Non ha tardato a farsi viva la reazione di Nadia Brunetto e Danilo Breusa (sindaci di Perosa e Pomaretto) con un comunicato non breve in cui si rintuzzano le varie affermazioni di Picollo, chiedendo inoltre alla stessa Unicredit chiarimenti sulla posizione ufficiale della banca e sulle mancate informazioni ai cittadini e ai comuni (particolarmente grave se fosse stata taciuta ai sindaci l’esistenza di casi di Covid-19 negli uffici della banca).

Per farsi un’idea più completa della questione, basta fare una capatina sui siti dei due comuni, dove oltre alla lettera dei sindaci viene riportato anche il post “incriminato” di Picollo.