Con una settimana di riflessione in più rispetto ad altre diocesi piemontesi, anche le parrocchie pinerolesi con tutta probabilità ripartiranno con le messe aperte al pubblico dal 25 maggio.

Ogni chiesa (intesa soprattutto come edificio) fa però storia a sé e così tanti parroci si son dovuti trasformare in geometri per misurare le distanze e studiare la disposizione dei posti a sedere. Ma a parte il metro a nastro, la prova più dura per i sacerdoti sono stati questi mesi di messe senza popolo.

Don Orlando Aguilar Tobón , parroco di Villar Perosa

«A Villar Perosa – spiega il parroco Orlando Aguilar – se il tempo atmosferico lo permetterà, vorremmo celebrare le messe all’aperto o all’oratorio o sul piazzale di San Pietro in Vincoli. Se il tempo sarà brutto, andremo in chiesa, distanziati e con la mascherina, abbiamo già a disposizione i dispenser per il gel igienizzante». Il posticipo delle funzioni deciso dal vescovo si è rivelato opportuno anche per istruire i volontari che dovranno far rispettare le nuove norme. Pur mettendo al primo posto la prudenza, don Orlando è felice di ritrovare i volti dei parrocchiani durante la funzione: «Anche se le messe trasmesse in streaming sono state seguite e apprezzate da molte persone, facendo sentire unita la comunità, la chiesa vuota trasmetteva un senso di disagio: il momento celebrativo è unico, ma lo scambio di sguardi con le persone che partecipano è essenziale per creare una relazione spirituale profonda, quella di un corpo che prega insieme». Alla ripresa delle messe si accompagnerà, però, pure una nota triste «ricordando le persone che sono mancate, quando vedremo i loro posti vuoti».

I banchi della Chiesa di Dubbione pronti per il “numero chiuso”

A Dubbione don Dariusz Komierzynski, nel periodo di chiusura, non ha interrotto neppure le messe feriali (trasmesse ogni giorno su Facebook), ma la voglia di messa “aperta” è tanta. «Noi eravamo già pronti a partire dal 18 maggio; siccome all’esterno non abbiamo spazio, le funzioni saranno solo nella chiesa di San Rocco dove potranno entrare quaranta fedeli alla volta: ci saranno due prefestive (alle 17 e alle 20) e due messe domenicali (alle 9 e alle 10:30)». Già sono pronti i cartelli con le indicazioni e gli erogatori di igienizzante così come i volontari per accogliere i parrocchiani. «All’inizio probabilmente ci potrà essere un po’ confusione, ma col tempo le persone si abitueranno alle novità». Sperando che i fedeli si dimostrino generosi, i mesi di chiusura hanno pesato in negativo sulle casse parrocchiali: «Rispetto agli anni scorsi, le entrate sono in calo di cinque-seimila euro», sottolinea preoccupato il parroco.

Don Mauro Roventi Beccari (parroco di Perosa) e don Rafael Urzua (Prali)

Don Mauro Roventi Beccari, parroco di Perosa Argentina, va invece coi piedi di piombo sulla ripresa delle celebrazioni: «In linea con il vescovo, la prudenza sarà al primo posto: visto che di fatto la prima messa festiva sarà a giugno, restiamo in attesa di chiarimenti sull’interpretazione delle disposizioni di legge a livello di chiesa piemontese». La parrocchia non è però rimasta ferma: «Se le messe trasmesse su Facebook raggiungono i duecento contatti, allo stesso tempo le varie attività parrocchiali proseguono grazie ai gruppi whatsapp». L’unica attività sospesa per precauzione sono le visite mensili agli anziani.

La chiesa parrocchiale dedicata a San Luigi IX a Fenestrellle

Anche nelle parrocchie di montagna, ci si sta preparando alla riapertura. «A Mentoulles – racconta don Johnny Barquero – potremo fare le messe nel cortile o nella chiesa (dov’è già tutto predisposto); a Fenestrelle invece faremo in chiesa. A luglio e agosto, quando ci saranno i villeggianti, probabilmente aggiungeremo una messa».

Anche don Rafael Urzua ha già preso le misure a Prali: «L’unica chiesa dove ci sarà la messa è quella di Ghigo, che è molto spaziosa e può ospitare fino a ottanta persone mantenendo un metro e mezzo o due di distanza. Oltretutto la chiesa è dotata di due porte: una per entrare, l’altra per uscire».

GUIDO ROSTAGNO