Sia a causa dei mutamenti climatici sia per la maggior presenza di animali selvatici, negli anni l’area di diffusione delle zecche dure (Ixodidae) sta crescendo. E con essa le malattie trasmesse da questi parassiti.

Anche dalle nostre parti i morsi di zecca stanno aumentando. Dal 2016 l’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie e il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino ne stanno studiando distribuzione e fattori di rischio.

Ampiamente diffusa nelle aree montane è la zecca dei boschi (Ixodes ricinus) che veicola tra gli altri il batterio responsabile della malattia di Lyme.

A chi frequenta i boschi gli esperti consigliano di vestirsi con pantaloni lunghi e calzature chiuse, evitando l’erba alta e facendo uso di repellenti. Una volta rientrati a casa è bene controllare l’eventuale presenza di zecche sul corpo o sugli indumenti.

In caso di zecca attaccata al corpo occorre rimuoverla quanto prima. Usando delle pinzette ed evitando di schiacciarla o di apporre sostanze irritanti (quali olio, alcool etc.), che possono indurre il rigurgito di agenti patogeni nel nostro corpo. Anche a distanza di settimane potrebbero comparire arrossamenti o sintomi come febbre, mal di testa, dolori muscolari ed articolari per i quali il medico dovrà valutare il da farsi.

L’Ente Parco e il Dipartimento Scienze Veterinarie proporranno una serie di incontri informativi sul tema: venerdì 13 luglio a Salbertrand (sede Parco del Gran Bosco); venerdì 20 luglio a Bardonecchia (al Palazzo delle Feste), mentre martedì 7 agosto sarà la sala consiliare di Fenestrelle alle 21 (come già gli altri due appuntamenti) ad ospitare i relatori Luca Rossi, Laura Tomassone e Aitor Garcia Vozmediano della facoltà di Veterinaria.