Don Livio Brun, forte dei suoi sessantatré anni di laborioso ministero sacerdotale, vanta amici di ogni età e religione. Sono in tanti ad andare a trovarlo, ora che è in procinto di congedarsi dalla parrocchia di Campiglione Fenile per assaporare il meritato riposo. Il suo è stato un percorso pienamente attivo, ricco di tappe significative. Nato a Gran Faetto (Roure) il 26 aprile 1926 e ordinato sacerdote nel 1950, è da sempre uomo di profonda cultura, innamorato delle montagne piemontesi che per decenni ha scalato con entusiasmo, delle mille sfumature dialettali, delle solide tradizioni valligiane, della buona tavola di cui conosce i mille segreti. «Per tre anni, dal 1952 al 1955 – racconta – sono stato vice curato a Cantalupa, come aiutante di Don Bima. In seguito, eccomi parroco a Prali, dove ho trascorso sette anni, incappando in uno degli inverni più difficili di quell’epoca. Dopo, sono andato a Fenestrelle, quindi a Perosa Argentina, poi a Campiglione e Fenile. Di ogni comunità conservo ricordi stupendi: episodi vissuti, tratti di strada percorsi con tante care persone, sempre presenti nel mio cuore, nella mia preghiera. Con me, ha collaborato per quarantotto anni Giuseppina Primo, Pina, instancabile, paziente, scrupolosa assistente parrocchiale e cuoca eccellente». Contemporaneamente, ha lavorato come insegnante: «Insegnavo religione già a Fenestrelle – continua don Brun – poi a Perosa Argentina, presso le scuole elementari e l’Istituto “Sacro Cuore”. In seguito, professore a Pinerolo: all’Immacolata, nonché al Buniva e all’Itis. Erano gli anni bollenti della contestazione, scanditi da un dialogo spesso sofferto con le generazioni più giovani. Ma niente mi spaventava». Lealtà, schiettezza, sensibilità, ironia pulita, generosità sono le doti che hanno reso don Livio indimenticabile. Mentre di Pina, che sfrecciava solerte in bicicletta presa da numerose commissioni, rammentiamo la prontezza nell’accogliere umani e animali. Pensiamo con malinconia ai soffici gatti dal pelo color del sole che rimarranno orfani nella grande casa di Campiglione. Al don e all’assistente modello, un affettuoso arrivederci, un grosso grazie e un augurio di meritata serenità.

Edi Morini