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Personaggi  

Nel ricordo. Paolo Chiappero, l'armonia tra casa e Chiesa

Nel ricordo. Paolo Chiappero, l'armonia tra casa e Chiesa

Mons. Pier Giorgio Debernardi ricorda Paolo Chiappero, organista per ottant’anni nella parrocchia di San Giacomo in Luserna Alta, mancato l’11 ottobre 2025.

La parola di Gesù si è realizzata nel nostro fratello Paolo. Era una promessa, che in lui è divenuta realtà. Anche la raccomandazione che Gesù rivolge agli apostoli “Non sia turbato il vostro cuore” (Gv. 14, 1) ha avuto una certa risonanza nella vita di Paolo. Quante volte negli ultimi anni a me e a don Franco ha ripetuto che ormai sentiva l’avvicinarsi della chiamata alla casa del Padre! Non aveva, però, paura della morte, anzi la interpretava come un grande abbraccio, un abbraccio nel Signore, che avrebbe trasformato la sua vita terrena nella vita vera in Lui, la vita eterna.

Paolo è nato il 15 febbraio 1931 in una famiglia numerosa e profondamente cristiana, circondato dall’affetto dei genitori e delle sorelle del padre, che ricordava con immensa gratitudine. Dopo la morte di due figli, Paolo era il primo maschio della famiglia e rimase l’unico in casa, seguito da cinque sorelle: Mariuccia, Cecilia, Piera, Agnese e Carmen. Ricevette la prima educazione cristiana in famiglia e poi nella Parrocchia di San Giacomo in Luserna Alta, ma forse per Paolo questa distinzione risulta essere davvero superflua: considerava, infatti, la comunità come un prolungamento della propria famiglia di origine, tanto che potremmo affermare che per lui la “casa” e la “Chiesa” si fondevano in un unico luogo dove coltivare l’amore per Dio. Ebbe sempre una grande stima e venerazione per i suoi parroci, dal sempre ricordato Teologo Camillo Mondon sino all’attuale priore don Franco Cervellera, passando per don Giovanni Priolo e don Paolo Bertin, cui era legato da affetto fraterno. Allo stesso modo si mantenne sempre in amicizia profonda e sincera con i sacerdoti e le religiose, la cui vocazione nacque e si sviluppò nel territorio di questa parrocchia. Paolo è stato organista della Parrocchia per ottant’anni e ricordava spesso con profonda commozione la prima volta in cui era stato chiamato a suonare durante la Santa Messa festiva. Era il primo gennaio di tanti anni fa e da allora Paolo non ha mai più lasciato il suo amato organo, fino alla fine. Amava il canto gregoriano, la cui pratica proprio in quegli anni veniva fortemente incoraggiata dai papi, in particolare da San Pio X. In quest’opera di educazione al canto liturgico fu guidato e poi sempre sostenuto e coadiuvato dalla zia, Paolina Chiappero, per oltre sessant’anni direttrice della Schola Cantorum della Parrocchia di San Giacomo. Fu proprio “magna Lina” ad infondere nel dotato nipote un profondo amore per la musica sacra, in particolare per i canti gregoriani. Come organista titolare, Paolo amava la cantoria e si rattristava negli ultimi anni al vederla sempre più svuotata, anche durante le solennità. Per questo egli non si dava pace. Amava anche i momenti di convivialità, organizzati per il coro in occasione della festa di Santa Cecilia, di cui era un fervente devoto e ne conservava l’immagine votiva proprio sopra il pianoforte di casa, dove passava ore ed ore a suonare ed esercitarsi. In tutti gli ambiti della vita liturgica comunitaria Paolo portò sempre il suo impegno e la sua capacità professionale, dimostrando sempre grande umiltà e spirito di servizio. Non si occupava solo dell’animazione musicale delle funzioni più solenni: era anche un sacrestano attento e premuroso (mirabile il suo amato Santo Sepolcro, un imponente meccanismo, con preziosi tendaggi che ha montato ogni giovedì santo, finché ha potuto); era il campanaro che scandiva i ritmi della comunità, proclamando con la voce possente delle campane le grandi feste (al suono delle cosiddette “baudette“), ma anche annunciando i lutti che colpivano il paese facendo rintoccare il proverbiale campanone, lo stesso che ha suonato per lui qualche settimana fa.

Agli anni della più fervente attività di Paolo in parrocchia risale la fondazione della “Casa San Giacomo”, poi divenuta Casa di riposo Pro Senectute, sotto il priorato del tanto amato e compianto don Giovanni Priolo. Anche in questo Paolo si rese sempre disponibile ad aiutare, nel delicato passaggio da una primordiale esperienza di accoglienza alla creazione di una struttura moderna e all’avanguardia nel suo campo per i tempi. È stato per molti anni membro del consiglio di amministrazione.

E non possiamo certo dimenticare il suo servizio di organista presso le suore di San Vincenzo de’ Paoli, che nel 1929 acquistarono il palazzo dei Conti di Luserna e dei Marchesi d’Angrogna dall’ultima discendente della nobile famiglia e lo trasformarono in una casa di riposo per le consorelle anziane. Naturalmente la casa fu ristrutturata radicalmente e accanto ad essa fu eretta la Chiesa dell’Immacolata, oggi Santuario di Nostra Signora della Medaglia Miracolosa, ove riposano le spoglie mortali della venerabile suor Gabriella Borgarino, morta a Luserna e della quale è in corso il processo di beatificazione.

Paolo rimase sempre accanto ai suoi parroci, in particolare al priore don Giovanni Priolo, con cui collaborò con generosità, godendo per i lavori di ristrutturazione intrapresi durante il suo priorato e adoperandosi nell’apostolato con i suoi coetanei, nell’ambito dell’Azione Cattolica, fondata già sotto il predecessore don Mondon. I lavori nella chiesa parrocchiale di San Giacomo portarono alla luce la storia religiosa e civile di questa piccola ma vivace comunità, che Paolo amava profondamente e di cui era fiero, ricordando soprattutto la riscoperta, nella cripta, delle tombe dei Conti di Luserna, ma anche dei priori dei secoli precedenti. La chiesa, pur mantenendo la struttura attualmente esistente, seppure adeguata alla riforma della liturgica promossa dal Concilio Vaticano II (con l’arretramento dell’altar maggiore con la sua tela e la collocazione di un nuovo altare in presbiterio), fu liberata da quelle strutture che la appesantivano, come la tribuna riservata alla nobiltà locale. Tra tutti i lavori godette soprattutto per il restauro dell’organo, riparato nel 1960 per iniziativa sempre di don Giovanni Priolo, con l’aggiunta del concerto di viola da gamba di dodici canne e l’elettrificazione ad opera della ditta Pansera di Torino. Questo fu forse il lavoro che più infuse gioia ed entusiasmo nel cuore di Paolo. È per questo che nella lettura delle sue esequie abbiamo attinto dal capitolo 19 del libro dell’Apocalisse di San Giovanni. Sono i canti degli angeli e dei patriarchi nel paradiso, l’alleluia cantato con voce forte e tonante, ma sempre melodiosa. È la gioia che oggi condivide Paolo. Chissà se ha trovato posto all’organo, accanto a Paolina, mentre nel coro figurano Dario e i tanti altri…

Come Vescovo vedo realizzato in Paolo l’ideale che il Concilio Ecumenico Vaticano II ha riconosciuto in ogni laico cristiano: la dignità sacerdotale, profetica e regale. Il Concilio è stato vissuto in forma silenziosa e quasi nascosta nella sua vita. Certo, il latino scomparve come lingua utilizzata nella liturgia per permettere a tutto il popolo di comprendere quello che proprio in latino era stato trasmesso attraverso i secoli, e, soprattutto, per aiutare l’assemblea ad assimilare la parola di Dio, contenuta nella Sacra Scrittura. Il Concilio, privilegiando la lingua volgare, cioè la lingua del popolo, mise un poco da parte la lingua latina, ma– ce lo ricorda Paolo – non l’ha soppressa del tutto, anzi ha invitato a mantenere viva, per esempio la tradizione degli Inni, un aspetto che non in tutte le comunità è stato praticato come a San Giacomo. Paolo ha custodito sempre grande venerazione per gli Inni liturgici, in particolare per la Missa De Angelis, il Credo III, le antifone mariane (Alma Redemptoris Mater, Salve Regina, Regina Coeli), così come i canti della tradizione popolare, soprattutto quelli in onore della Vergine Maria. Egli stesso si era preoccupato di raccogliere queste belle lodi in un libricino di colore celeste, ancora in uso in parrocchia, perché non andassero dimenticate. In questo Paolo si pone come perfetta sintesi tra l’antico e il nuovo e apprezzava che nella liturgia si potesse comprendere la parola di Dio, che egli assunse sempre come a modello di vita. È proprio la parola della Bibbia, infatti, che ha nutrito la vita di Paolo, assieme al catechismo, appreso sin da bambino, dai genitori, in famiglia, in parrocchia. Il catechismo di San Pio X, a domande e risposte, che trasmetteva attraverso un linguaggio teologico le verità fondamentali della fede. Paolo amava soprattutto ripetere una delle frasi, che riteneva fondamentale nella sua vita: “Perché Dio ci ha creati?”. E la risposta che il catechismo forniva può essere oggi letta come una sintesi di tutta la sua esistenza: “Ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo nell’altra”. È la vita eterna, di cui ora Paolo gode nel regno dei cieli.

Grazie Paolo, per il tuo esempio di ubbidienza alla Chiesa, che hai sempre considerato come madre, servendola nell’umiltà e nella generosità, con le note dell’organo e il suono delle campane. Grazie per aver trasmesso (insieme a Paolina) l’amore per il Canto Gregoriano a Marco, che si è poi concretizzato con la nascita del Gruppo Vocale “Cantus Ecclesiae” conosciuto e stimato a livello nazionale e internazionale; grazie per la passione per l’organo che hai trasmesso a Zoltan. Grazie per l’amore, la stima e la venerazione che hai sempre avuto per i tuoi parroci: tutti ti hanno voluto bene e hanno imparato da te, da don Vanni a don Paolo fino a don Franco. Grazie per l’affetto e la preghiera con cui hai sempre sostenuto tutti i sacerdoti e le religiose, in particolare la schiera numerosa delle suore vincenziane e giuseppine che hanno servito negli anni la parrocchia in vari ambiti pastorali. Grazie per la tua presenza in campo sociale, nel gruppo ANA di Luserna San Giovanni, nelle tante iniziative di solidarietà che gli alpini, soprattutto in Italia, stanno portando avanti, laddove vi sono situazioni di urgenza e di necessità. Grazie per i tuoi racconti, le tue memorie: non abbiamo mai avuto l’occasione di scriverle, ma stai pur certo che tutto quanto ricordiamo lo porteremo avanti. E soprattutto porteremo avanti quel tuo spirito di servizio, quel tuo senso di comunità che ti ha sempre contraddistinto e che ci esorta oggi a spendere parte del nostro tempo per il servizio alla parrocchia e agli altri. Grazie, Paolo, maestro, amico, fratello in Cristo Gesù. Hai trovato la via, continua a indicarcela da lassù. E prega per noi, per la tua comunità, per la tua Luserna, perché sia ancora terra feconda di fede e di vocazione. La tua vita ci sia di esempio, la tua preghiera ci sia di sostegno. Amen.

Mons. Pier Giorgio Debernardi

Vescovo emerito di Pinerolo

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