7 luglio 2014

Avete mai sentito parlare di piccoli musei, anche vicino a noi, che portano il nome Ecomuseo? Che cosa sono? Questi luoghi si discostano dall’idea che a volte abbiamo dei musei come entità statiche e un po’ polverose, dove è proibito toccare tutto. Dobbiamo l’invenzione di questo nuovo concetto a due museologi francesi, De Varin e Rivière, che durante gli anni ’70 si sono domandati come ridefinire il concetto di museo trasformandolo per dare più spazio alla microstoria locale, ma anche per renderlo più vivo e coinvolgente per il pubblico. Il suffisso “eco” viene dal greco “oikos”, che significa casa, quindi la narrazione della storia di un ambiente, un lavoro o un villaggio, con la sua cultura e identità.

È proprio il caso di uno stabilimento tessile oggi museo, nato agli inizi del secolo, che ancora utilizza alcuni dei macchinari esposti per effettuare particolari lavorazioni: è l’Ecomuseo Feltrificio Crumière a Villar Pellice. Nel feltrificio si producevano e si producono tutt’ora tessuti e feltri, ottenuti dalla lavorazione delle fibre di lana con acqua calda e sapone di Marsiglia. Infatti adiacente al museo si trova la nuova fabbrica, dove lavorano circa 40 operai.

Il feltro è stato il primo tessuto che l’uomo primitivo ha avuto a disposizione per coprirsi dopo le pelli di animali, e visitando il museo si può imparare qualcosa sulla sua scoperta e sulle leggende a esso collegate, ma soprattutto si può esplorare tutto il ciclo di lavorazione che porta dalla lana grezza al feltro, con la possibilità di osservare e toccare i macchinari: il filatoio, il telaio, i folloni e la garzatrice, tutti rigorosamente d’epoca e alcuni ancora oggi utilizzati! Si potrà ascoltare anche la storia di Eugenio Crumière, tecnico feltraio che alla fine dell’800 sceglie di trasferirsi dall’Alsazia proprio a Villar Pellice, dando vita a questo stabilimento, che gestirà con innovazioni davvero all’avanguardia, come la mensa e l’asilo aziendale. Inoltre potrà essere esaminato e toccato da ogni visitatore anche il catalogo delle produzioni della fabbrica, per conoscere da vicino i tessuti che vengono forniti in tutto il mondo a industrie per la filtrazione, la produzione di carta e tessuti e l’industria alimentare.

Attraverso i laboratori poi il pubblico può diventare attore dell’esperienza museale, con attività didattiche e ludiche aperte a tutti. Si può provare a infeltrire la lana con varie tecniche, ma anche imparare a riutilizzare gli scarti di lavorazione del feltrificio ispirandosi ad artisti contemporanei, oppure produrre carta riciclata utilizzando dei feltri marcatori.

Il Feltrificio Crumière è oggi l’unico in Europa in cui è possibile trovare insieme museo e fabbrica funzionante. È tenuto in vita esclusivamente da volontari, che effettuano le aperture il sabato e la domenica da aprile a ottobre, dalle 15 alle 18. Le scuole e i gruppi invece possono prenotarsi per cimentarsi con i divertenti laboratori. Per informazioni: sabato e domenica ore 15-18 al numero 0121.93.06.22 – www.ecomuseocrumiere.eu – la pagina Facebook “Ecomuseo Feltrificio Crumière”.

I.Ca

Strutture come gli ecomusei, in questo periodo di crisi, vivono delle difficoltà oggettive dovute soprattutto al taglio dei finanziamenti regionali. Il sindaco di Villar Pellice Lilia Garnier spiega la situazione: «L’ecomuseo non è gestito direttamente dal comune che ha comunque un ruolo in quanto partecipa in parte alle spese e utilizza una delle sue sale. Chiaramente c’è una stretta collaborazione, ma sono i volontari a portare avanti le attività dell’ecomuseo e gestire le aperture. Chiaramente ci sono delle difficoltà economiche: quando sono venuti a mancare i finanziamenti, si è cercato di ottimizzare i costi con vari accorgimenti come quello di ampliare la chiusura invernale, in quanto una delle spese maggiori è rappresentata dal riscaldamento. Sono comunque fiduciosa per il futuro».

 

Crumiere