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Pinerolo. Social housing nel centro storico: tutto fermo

Pinerolo. Social housing nel centro storico: tutto fermo

Undici alloggi ristrutturati. Quasi pronti. E un cantiere, tuttora aperto, che blocca completamente il traffico veicolare in via Vescovado, con due nefasti effetti: chiudere una importante scorciatoia di accesso (per residenti e non) a via Silvio Pellico e, di conseguenza, costringere gli automobilisti a giri più ampi e tortuosi, aumentando sia il volume del traffico stradale sia quello delle emissioni nocive. Di che cosa stiamo parlando? Nel cuore del centro storico di Pinerolo, per l’esattezza al numero civico 20 di via Vescovado, è sito un palazzo la cui proprietà fa capo alla Società di Mutuo Soccorso di Pinerolo. Il 16 gennaio 2016 furono ufficialmente avviati i lavori di ristrutturazione della palazzina, all’interno della quale era prevista la realizzazione di undici alloggi di “social housing”: nella normativa europea, questa definizione si applica ad «alloggi con forte connotazione sociale, per coloro che non riescono a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato per ragioni economiche o per assenza di un’offerta adeguata». Il progetto pinerolese, uno dei casi pilota in quest’ambito, è stato messo in piedi dall’amministrazione in sinergia con la Società di Mutuo Soccorso, proprietaria dell’immobile, che ha concesso l’edificio in comodato gratuito trentennale al Comune per l’attuazione dell’iniziativa. Quest’ultima è stata approvata dalla Regione, che ha deliberato un contributo pari a poco più di un milione di euro per la fase attuativa (circa il 70% dei costi totali); il Comune si è impegnato ad aggiungere i 448.602,508 euro necessari alla completa realizzazione dei lavori (comprensivi di progettazione, IVA e oneri sulla sicurezza).

Correva l’anno…

Nel 2012 un apposito protocollo d’intesa aveva sancito questa collaborazione tra i tre soggetti (Regione, Comune e Società di Mutuo Soccorso). Le procedure per l’assegnazione dei lavori sono state espletate nel corso del 2014. Hanno ricevuto l’autorizzazione della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Storico-Artistici, trattandosi di un edificio di oltre settant’anni che ospita affreschi originali, e sono stati eseguiti secondo i protocolli relativi all’efficienza energetica e alla normativa anti-sismica. Gli alloggi sono caratterizzati da metrature variabili per un totale di 730 metri quadrati e due spazi comuni al piano interrato (lavanderia e sala incontri). Alcuni sono stati resi accessibili anche a soggetti disabili. Gli inquilini saranno soprattutto donne (sole o con bambini) e anziani. Fin qui tutto perfetto, se non che… dovevano essere terminati ed agibili, secondo i piani, dopo diciotto mesi…

I perchè del ritardo

A che cosa è imputabile questo notevole ritardo? Livio Trombotto, già sindaco di Pinerolo negli anni Novanta, attuale vice presidente della Società di Mutuo Soccorso, afferma: «A dire il vero, noi sappiamo pochissimo perché il Comune, a cui abbiamo concesso l’immobile in comodato d’uso (con l’impegno, da parte nostra, a gestire la riscossione degli affitti), afferma che la Soprintendenza aveva bloccato i lavori, con motivazioni poi venute meno (ad esempio, volevano ripristinare le antiche ringhiere in ferro battuto, ormai rovinate e – soprattutto – non a norma di sicurezza). Noi abbiamo più volte sollecitato l’amministrazione, che ha concesso numerose dilazioni temporali alla ditta che sta eseguendo i lavori. Dopo di che, non abbiamo più avuto notizie, ma dovremmo essere alle ultime rifiniture. Pare che il Comune non abbia a disposizione risorse economiche sufficienti per arredare gli alloggi (tanto che il sindaco Salvai aveva imprudentemente definito l’opera “Un bagno di sangue”). Il fatto è che la convenzione per ottenere i finanziamenti regionali l’ha stipulata il Comune, non noi! Come Società di Mutuo Soccorso, il prossimo anno festeggeremo i 170 anni dalla fondazione: sarebbe bello farlo inaugurando finalmente questi alloggi». Essendo stata tirata in ballo la giunta comunale, abbiamo sentito il sindaco Luca Salvai, il quale ci ha rimandati agli assessori Christian Bächstädt Malan (Lavori Pubblici e Attività Produttive) e Lara Pezzano (Politiche Sociali e Sanitarie). Bächstädt afferma che si tratta «di lavori che ho personalmente seguito negli ultimi sei mesi, cioè da quando sono stato nominato assessore. Purtroppo nel corso degli anni ci sono state numerose varianti al progetto originario, dovute sia alla ditta appaltatrice sia alla direzione dei lavori… Ad oggi, si sta discutendo con la ditta per risolvere definitivamente tutte queste problematiche aperte, spesso di natura burocratica. Il fatto che via Vescovado sia chiusa dipende proprio da questo: è zona di cantiere, non possiamo fare altrimenti. L’amministrazione comunale ha tutta la volontà che la situazione si sblocchi il prima possibile, ma tutte queste cose non possiamo deciderle noi da soli, si tratta di nodi assai complessi. Non conosco bene l’iter seguito dai nostri predecessori della giunta guidata da Eugenio Buttiero, ma posso affermare che per ultimare i lavori ci sono da risolvere tanti piccoli problemi. È difficile dire se il ritardo sia imputabile solamente alla ditta che sta lavorando. Non faccio previsioni temporali». Lara Pezzano conferma quanto detto dal collega, aggiungendo all’elenco delle varie problematiche sopraggiunte il fatto che l’amministrazione Salvai «ha preferito rimettere in discussione alcuni aspetti della convenzione originaria che, per altro, si presenta quantomeno anacronistica, dal momento che varie condizioni sono mutate da quando era stata sottoscritta». Siccome l’iter progettuale e l’inaugurazione ufficiale del cantiere erano avvenuti con la passata giunta comunale, abbiamo anche sentito Agnese Boni, che in quella amministrazione ricopriva il ruolo di assessore alle Politiche Sociali: «Già qualche mese fa si diceva che i lavori di edilizia in via Vescovado fossero ormai conclusi, ma esisteva il problema di arredare gli alloggi: un costo non da poco per il bilancio comunale. Anche io sono parecchio stupita dal blocco dei lavori e – in particolare – da quello stradale. Oltretutto in un momento in cui a Pinerolo c’è parecchia gente (persone sole e senza alcun reddito, che quindi non possono rientrare nel progetto solidale che fa capo a Rete Casa Pinerolese) che sta cercando soluzioni abitative a basso costo…».

Vincenzo Parisi

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