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San Verano, cantiere aperto

San Verano, cantiere aperto

Abbadia Alpina. Don Gustavo Bertea e don José Berrios raccontano la comunità

15 aprile 2012. Questa la data della nomina ufficiale di don Gustavo Bertea a parroco di San Verano in Abbadia Alpina, frazione di Pinerolo. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la comunità parrocchiale che si trova a guidare. Circa le linee pastorali, afferma che: «Si cerca di partire dalla base: gli orientamenti della Diocesi e il nuovo progetto di catechesi. A questo proposito, nell’anno pastorale appena concluso, lo abbiamo sperimentato con una dozzina di bambini, insieme ai loro genitori. La difficoltà è con il catechismo “tradizionale”, che per adesso va avanti, con una buona frequenza. Un problema serio sta, come un po’ dappertutto, nel numero esiguo di catechisti». A San Verano non mancano i gruppi pastorali: da quello che si occupa della distribuzione degli alimenti («tutti i mercoledì pomeriggio vengono una trentina di persone a chiedere un aiuto»), a quello delle coppie: a proposito di quest’ultimo «la previsione è di ritrovarci una volta al mese, seguendo, come tema, “Apostolicam Actuositatem” (il documento del Concilio Vaticano II sui laici) e le indicazioni offerteci da papa Francesco: essere Chiesa nella semplicità e nella verità». Ci sono poi i fedeli che si dedicano all’animazione della liturgia: «a questo proposito, ci sarebbe bisogno di qualche incontro di formazione, magari tenuto dai responsabili dell’Ufficio Liturgico diocesano». La frequenza alle celebrazioni è abbastanza buona, la domenica sera è molto alta (è l’ultima Eucaristia in città). Anche ad Abbadia si fa sentire «il problema degli sfrattati e di coloro che perdono il lavoro. Non si sa da chi mandarli: il Comune (che neanche li riceve…) non può demandare tutto alla Chiesa». La parrocchia è da anni in fase di restauro: «I lavori adesso sono sospesi. Se ne occupano da un lato il comitato “San Verano da salvare” (interventi straordinari), dall’altro il consiglio parrocchiale per gli affari economici. Il problema è rappresentato dai debiti pregressi e dalla situazione dell’oratorio (l’antica casa parrocchiale)». In effetti, non si può certo dire che la parrocchia abbondi di locali pastorali: «C’è la questione dell’asilo, che rappresenta un’entità a sé. E manca un salone per radunare i gruppi». E la formazione di bambini e ragazzi? Se ne occupa il giovane don José Berrios: «Portiamo avanti vari gruppi (post-Cresima, seconda superiore, triennio), che si ritrovano un paio di volte al mese, con gli animatori più grandi. Il sabato pomeriggio ci sono gli scout. Dallo scorso anno abbiamo cercato di irrobustire la formazione degli animatori (attraverso incontri dialogati con il sottoscritto) e c’è la proposta dell’Estate Ragazzi giornaliera: tre settimane in parrocchia (con oltre cinquanta iscritti) e un campo a Pian Dell’Alpe». Don José sta concludendo il suo secondo anno a San Verano: «Sono contento. Dopo la fatica inziale ad ambientarmi, adesso va bene, anche perché i collaboratori più stretti mi aiutano molto. Con don Gustavo cerchiamo di fare tutto insieme, dividendoci il lavoro quando necessario. A catechismo abbiamo circa 110 ragazzi. Peccato per i locali inagibili o fatiscenti, che non ci consentono di aprire l’oratorio durante l’anno. A questo proposito, ci tengo a dire che quest’anno gli animatori hanno proposto una/due volte al mese un sabato pomeriggio organizzato. Quest’anno cercheremo di fare ancora meglio. Lascio che siano sempre gli animatori ad avere l’iniziativa, a proporre: io sono con loro come sostegno, per un confronto, un dialogo». Torniamo, infine, a don Bertea, il quale, oltre all’incarico di parroco, riveste anche quello di vicario generale della Diocesi di Pinerolo. Gli chiediamo qualche considerazione generale. «Nella nostra Diocesi si parla tanto, si riflette molto, ma non si arriva mai a cose concrete. La discussione va bene, ma poi bisogna agire. Alcuni esempi? Il nuovo progetto di catechesi, la previsione di incontri tra laici e presbiteri nelle Zone pastorali, il fatto che il Consiglio Pastorale Diocesano non riesca a incidere più di tanto… Le scelte del vescovo in teoria sono chiare, ma non si traducono poi in pratica; prendiamo gli impegni delineati nelle ultime pagine della lettera pastorale “La casa sulla roccia”: dopo oltre un anno, sono rimasti sulla carta, ad eccezione dei progetti catechistici. Anche se, a proposito di questi ultimi, va detto che la loro attuazione procede lentamente, ci sono molte resistenze (circa metà delle parrocchie non hanno ancora aderito al nuovo cammino); bisogna partire, definendo meglio le linee operative. Siamo nell’Anno della Fede e abbiamo festeggiato i cinquant’anni del Concilio Vaticano II, ma a livello diocesano non ci sono state iniziative concrete, se non quelle portate avanti qua e là da alcuni gruppi. Gli Uffici diocesani funzionano bene, ma manca un intendimento con le parrocchie e le Zone, occorre trovare il modo di incontrarsi. In ottobre è prevista una riunione, in ogni Zona, tra i direttori degli Uffici, il clero e i laici: sarà l’occasione per formulare proposte e scambiarsi idee, per vedere le priorità che ci sono nelle varie Zone: non bisogna affrontare tutto insieme, ma le cose più urgenti». E i confratelli? «La ricchezza sta nella grande varietà di preti (“fidei donum”, Neocatecumenali…), ma servirebbe un incontro con tutti i sacerdoti stranieri all’inizio di ogni anno pastorale (come si fa in Brasile, per tre giorni), per metterli al corrente della situazione della Diocesi, delle proposte pastorali… La nostra Chiesa locale patisce l’individualismo. Ogni parroco, scaduti i nove anni canonici, dovrebbe essere disponibile a cambiare, senza opporre resistenze. “La mia parrocchia”… Ma la parrocchia è il popolo di Dio che è lì! Noi preti abbiamo una responsabilità pastorale, ma la parrocchia è della comunità che ci abita, è mica mia!». E aggiunge: «Il problema non è tanto che i preti vadano ad abitare insieme, ma il fatto che in ogni Zona bisognerebbe lavorare in sinergia, scambiarsi idee e progetti. Ormai, dopo il Concilio Vaticano II, il prete non può fare o sapere tutto! In questo senso, la medicina è costituita dalla diversità di specializzazioni: se uno ha il carisma di lavorare con le famiglie o con i giovani, perché deve ridursi solamente alla sua parrocchia? Certo, mi rendo conto che non è facile cambiare un sistema, una storia millenaria! Bisogna creare una mentalità partendo dal popolo di Dio, evitando di centralizzare la pastorale sulla persona del prete. Occorre riflettere bene su quale sia la funzione specifica del presbitero. E del diacono, valorizzandone il ministero in sé, non come fosse un mini-prete o un chierichetto. Ma questa riflessione va fatta tanto da parte dei preti, tanto da parte dei laici». Don Bertea, in merito al suo incarico di vicario generale, afferma che: «Cerco di partecipare a tutti gli incontri dei preti. Le Zone pastorali presentano situazioni molto diverse, dipende dalla formazione ricevuta dal clero. Nella Zona Urbana si fatica a collaborare: questo in parte dipende dal carattere dei sacerdoti, in parte dal fatto che a Pinerolo molti parroci sono da troppi anni nella stessa parrocchia: se si rimane a lungo fissi nello stesso posto, si ha poi difficoltà ad aprire gli orizzonti, ci si convince che solo ciò che faccio io è giusto. Questo è il mio pensiero ma, ovviamente, l’ultima parola è il vescovo che deve dirla».

Vincenzo Parisi

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