Non è molto conosciuta, ma non per questo la Carta Etica della montagna – approvata a inizio febbraio dalla Regione e presentata a Torino lo scorso 16 maggio – è meno importante.

Si tratta di un documento il cui obiettivo è la promozione di una cultura della montagna pronta a valorizzare l’economia locale, legata a un turismo sostenibile e inclusivo e capace di accogliere anche le frange di persone più deboli.

Alcuni membri del “Gruppo montagna Cst Perosa – Cai Val Germanasca” alla presentazione della Carta Etica della montagna a Torino lo scorso 16 maggio

La Carta Etica porta un po’ l’impronta delle valli Chisone e Germanasca: nei tavoli preparatori c’erano alcuni esponenti del territorio: Susy Pascal della Scuola Sci Prali nel gruppo “Montagna e sport”, Manuela Ressent del CST di Perosa (“Amministrazioni pubbliche e risorse locali”), Franco Polastro del CAI Val Germanasca (“Parchi”), mentre anche la sindaca uscente di Pragelato, Monica Berton e il gestore del rifugio Selleries, Massimo Manavella figurano fra i collaboratori alla stesura.

Valter Bruno del CAI Val Germanasca, componente del gruppo “Sentieristica”, spiega: «L’iniziativa della Carta Etica della montagna è partita dal CAI regionale e dalla Regione Piemonte per mettere nero su bianco i principi a cui si dovrebbero adeguare in modo responsabile i vari soggetti che ci vivono, ci lavorano e la frequentano». La premessa intende la montagna come “patrimonio e risorsa insostituibile della collettività” da rendere “accessibile e fruibile da tutti, per le opportunità di sviluppo sociale ed economico che essa genera”. «I vari gruppi – prosegue Valter Bruno – si sono riuniti più volte per armonizzare gli interessi (ognuno vedeva le cose dal suo punto di vista) dei diversi operatori della montagna e le discussioni, anche accese, non sono mancate».

Il Gruppo Cst-Cai insieme ad alcune classi della primaria di Perosa

Tra le novità della carta l’attenzione posta sulla valenza educativa della montagna e alla necessità di renderla accogliente, di comunicarla efficacemente e anche – qui emerge il contributo di quanti hanno esperienza di montagna-terapia – a proporla come luogo di inclusione, dove far maturare e accrescere il benessere psicofisico delle persone con disabilità di vario tipo.

«Chi, come il CAI e la Regione, adotta la carta etica – continua Bruno -, ne accetta lo spirito e deve adeguare ad essa il suo operato. Alcuni enti pubblici e associazioni l’hanno già sottoscritta (approvando una delibera vera e propria)».