A parole, o con le risorse degli altri, sono capaci tutti. Molti meno, invece, sono quelli che si rimboccano le maniche e decidono di donare di tasca propria. È il caso della DOC di Calautti Domenico, azienda artigianale di pelletterie e tappezzerie che ha il suo laboratorio al Bivio di Frossasco. «Quando ci siamo resi conto che erano necessarie mascherine igieniche per contrastare l’epidemia di coronavirus – racconta il titolare –abbiamo riconvertito la nostra produzione. Quelle che stiamo fabbricando non sono mascherine chirurgiche, ma “dispositivi individuali parasaliva anti-droplet ad uso esclusivo della collettività” realizzati con tessuto spunbond. Il Ministero della Salute a tal proposito ha specificato che è consentito a tutti «di utilizzare, a scopo precauzionale, mascherine filtranti che, per la loro destinazione, non si configurano né come DM né come DPI». E aggiunge: «Le mascherine che abbiamo testato in laboratorio sono lavabili e quindi possono essere utilizzate più volte anche perché il materiale è molto resistente».

La Doc attualmente è in grado di produrre ogni giorno circa 2.500 mascherine che sta già distribuendo negli esercizi commerciali del territorio rimasti aperti al pubblico. «Abbiamo voluto contenere al massimo i prezzi, proprio a causa dell’emergenza – spiega Calautti – e poi abbiamo pensato che ci sono persone che non possono permettersi neppure questa piccola spesa. È nata così la decisione di donare il 10% delle mascherine realizzate a persone in difficoltà».

Per raggiungere questi destinatari la DOC ha contattato Vita Diocesana che, insieme a questo numero del giornale, ha fatto avere le prime mascherine donate alle parrocchie della diocesi di Pinerolo le quali provvederanno a loro volta a distribuirle a persone e famiglie che ne abbiano necessità.

Un piccolo grande gesto che sconfigge sul campo i virus dell’indifferenza e dell’egoismo.

 

Foto di Walter Molinero