Sembra davvero tutto finito allo stabilimento Kastamonu del bivio di Frossasco. Almeno per quanto riguarda l’incendio.

Michelangelo Garetto, Ispettore Vigili del fuoco di Torino

Questa mattina, con il fotografo Walter Molinero, siamo entrati all’interno dello stabilimento accompagnati dall’ispettore dei Vigili del fuoco di Torino Michelangelo Garetto e da un funzionario dell’azienda.

«Quando sono arrivato qui la domenica dopo lo scoppio dell’incendio – ci racconta Garetto  mentre costeggiamo uno dei grandi capannoni – ho subito capito la gravità della situazione e ho pensato che avremmo impiegato mesi per estinguere del fiamme, invece in 12 giorni il fuoco è stato definitivamente spento. Questo grazie all’ininterrotto lavoro dei vigili del fuoco (sempre presenti almeno una ventina, 24 ore su 24) e degli operai della ditta Peiretti che ha fornito le ruspe».

Alcuni di questi mezzi sono state parcheggiati in una rimessa, altri percorrono ancora le strade interne dello stabilimento e continuano ad ammucchiare il materiale semi carbonizzato. Si è parlato di 80mila tonnellate e forse più, di cui circa il 60 per cento è stato consumato dalle fiamme.

Incendio Kastamonu

Superato il “bunker” dove un tempo avveniva la selezione del materiale da introdurre nell’essicatoio, arriviamo all’area interessata dall’incendio. Le tre “colline” sono state abbassate e ridistribuite in cumuli più ridotti e più bassi sulla superficie dei quali si intravede, oltre al legno, materiale metallico e plastico.

Il funzionario Kastamonu ci indica gli idranti che erano stati collocati per mettere in sicurezza l’area e le telecamera di sorveglianza che sono state sciolte dal calore, ma che hanno fatto in tempo a registrare il primo focolaio alle 4.25 del 28 marzo scorso.

«Durante l’incendio – riprende Garetto – i cumuli hanno raggiunto temperature anche di 700-800 gradi e si operava spesso a 40 gradi. Anche per questo motivo abbiamo sospeso i lanci degli elicotteri: l’acqua evaporava immediatamente. La scelta di lavorare con le pale meccaniche si è rivelata vincente, così  come l’utilizzo della sola acqua che è stata costantemente riciclata».

Nella parte più esterna del perimetro da alcuni cumuli esce un esile un filo di fumo, ma il cielo sopra di noi è finalmente sgombro.  «I vigili del fuoco resteranno ancora qui diversi giorni per sorvegliare la situazione», ci informa Garetto. E non esclude la possibilità che, una volta asciugato, quanto rimasto non possa nuovamente andare a fuoco.

«Kastamonu – rassicura il nostro accompagnatore – provvederà, dopo le dovute analisi che attribuiranno uno o più codici al materiale residuo, a smaltire tutto secondo le disposizioni e i tempi indicati dalla Procura. Prima dell’incendio parte di questo materiale sarebbe potuta essere utilizzata. Ora chiaramente non più».

Quasi a ridosso della recinzione si innalzano due grandi alberi che hanno resistito all’incendio. Noi prendiamo la via del ritorno entrando in un capannone che un tempo era utilizzato per lo stoccaggio dei pannelli truciolati prodotti dallo stabilimento.

 

Garetto ci indica un grande lucernario che si è fuso a causa del calore: «siamo comunque riusciti a tenere le fiamme lontano dai capannoni e non ci sono stati danni. La cosa più importante è che nessuno di quanti hanno operato per lo spegnimento si sia fatto male».

Patrizio Righero

 

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