L’incendio divampato lo scorso 28 marzo ( e proseguito per 12 giorni) nello stabilimento Kastamonu (ex-Annovati e Trombini) di Frossasco ha emesso diossina.
Ad affermarlo è un comunicato dell’Arpa Piemonte che ha annunciato la conclusione delle prime analisi di approfondimento eseguite su due punti di monitoraggio: i plessi scolastici (Via Asvisio n°2) e il Cortile interno della ditta D.V. Rubber s.a.s. (Via Piscina 17/1).

«Dalle analisi effettuate – riferisce ARPA – si evidenzia che nella zona abitata i livelli di diossina si sono mantenuti sempre bassi e sovrapponibili ai valori di fondo della zona. Nell’area della ditta, dove era in corso l’incendio, invece si sono registrati aumenti rispetto al fondo urbano».

E puntualizza: «La formazione di microinquinanti organici, e in modo particolare di diossine, è inevitabile ogni qualvolta si verifichi la combustione di materiale organico in presenza di cloro, a meno che non vengano adottate le dovute misure che ne assicurino la combustione completa ad esempio con temperature di fiamma molto elevate, come nel caso di impianti di combustione dedicati (impianti di incenerimento ad esempio)».

Arpa però tranquillizza: «Visti tutti i parametri analizzati, con strumentazione da campo e in laboratorio, nonostante il perdurare dell’incendio, è possibile escludere un fenomeno di grave e diffuso inquinamento ambientale. In ogni caso, si ritiene opportuno mantenere viva l’attenzione anche in fase di post-emergenza e per avere un quadro più completo».

L’Agenzia effettuerà ulteriori approfondimenti sulle matrici ambientali coinvolte (terreni, ceneri ) «per definire in modo completo l’impatto ambientale rilevabile sul territorio dell’evento e un ulteriore monitoraggio della qualità dell’aria per verificare il rientro a concentrazioni ambientali di fondo dei microinquinanti nella fase successiva all’incendio».

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