Kastamonu Italia ha già trasmesso al comune di Frossasco i risultati dei campionamenti effettuati sui resti carbonizzati rimasti dopo l’incendio scoppiato lo scorso 28 marzo. Occorrerà invece attendere ancora per avere i dati delle analisi sull’acqua di spegnimento recuperata in un vascone interno allo stabilimento.

Per avere maggiori dettagli abbiamo incontrato, negli uffici della ex Annovati di Frossasco, il responsabile salute e sicurezza di Kastamonu, Luca Barboni.

Luca Barboni, responsabile sicurezza e ambiente di Kastamonu Italia

Quando inizierete lo smaltimento di questi cumuli?

I campionamenti (ne abbiamo fatti fare 5) sui resti carbonizzati dicono che si tratta di rifiuti non pericolosi pronti per essere smaltatiti. Il 6 maggio cominceremo a fare la vagliatura separando il legno, dal ferro e dall’altro materiale, tra cui la plastica.

La procura vi ha dato 120 giorni per portare a termine il lavoro.

Si tratta di un tempo massimo, ma io penso di finire molto prima. La Procura mi ha dato una proroga perché mi ero già mosso con il campionamento dei rifiuti e dell’acqua che abbiamo raccolto in un vascone. Quando avremo i risultati delle analisi verranno delle cisterne e la porteranno via.

Un articolo apparso su La Stampa dello scorso 30 ha parlato di un costo di 13 milioni di euro per lo smaltimento.

Quell’articolo è stato scritto prima che la comunicazione della Procura arrivasse a noi. Mi sembra scorretto. Sembra di essere ai tempi di mani pulite, quando gli avvisi di garanzia venivano pubblicati sui giornali prima che i diretti interessati lo sapessero. Non so dire adesso i costi, ma non saranno certo 13 milioni. Questo materiale non ha dei prezzi eccessivi di smaltimento. Sarà circa un 10% di quella cifra.

Parliamo del materiale: da dove è arrivato tutto quel ferro?

È difficile capire come sia possibile che ci sia tutto quel ferro dentro il legno. Io ho comprato la catasta, ma da fuori si vedeva solo legno, dentro invece c’è tantissimo ferro come si è visto dalle foto. Come ha fatto Trombini a far entrare tutto quel ferro pur non essendo autorizzato a farlo?

Noi abbiamo delle responsabilità oggettive perché siamo i proprietari però ci sono delle responsabilità più gravi a monte. Qui è entrata una valanga di materiale in più di quello autorizzato e soprattutto non il materiale autorizzato.

Per quanto riguarda le cause la Procura dice che si tratta di incendio doloso. Qualcuno ha insinuato una responsabilità diretta della proprietà e qualcun altro ha parlato addirittura di criminalità organizzata…

Non posso fare delle accuse, ma sicuramente una nuova ditta che entra nel mercato crea sempre un disequilibrio. Non so se possa essere giustificato che questo mercato reagisca incendiando le cose. Adesso, però, comincio avere dei dubbi anche sulla vicenda che ci occorse un anno fa a Codigoro. Anche lì fu una cosa molto strana. Avevamo due cumuli di legno: uno che era di Trombini, e un altro che stavamo portando dentro noi. Guarda caso si è incendiato il legno fresco che avevano portato dentro noi, quello più buono. Se gli avessi dato fuoco io – mica sono scemo! – avrei dato fuoco all’altro!

Abbiamo anche avuto un altro tentativo di sabotaggio a Codigoro sul quale non posso dire nulla perché sono in corso le indagini dei carabinieri. Questa cosa inizia a piacerci molto poco.

Inoltre il legno che avevamo qui era di una buona qualità per fare pannelli. Meglio di quello che c’è in giro. Sarei stato veramente stupido a dargli fuoco. Non sono coperto da assicurazione e prima di questo ho fatto 500 mila euro di lavori che ora devo ripristinare.

La cosa davvero strana è il tempismo. Sta lì degli anni e proprio quando chiedo le autorizzazioni parte il fuoco.

La proprietà ha fatto fin da subito quanto era necessario?

Certo! Quando è scoppiato l’incendio noi abbiamo immediatamente attivato una procedura ex articolo 245 del decreto 152 (messa in sicurezza di emergenza) per un potenziale evento contaminante. Lo stesso giorno diedi mandato ai nostri consulenti per fare il monitoraggio della qualità dell’aria intorno allo stabilimento e nel paese anche per tutelare i nostri lavoratori. Abbiamo rilevato gli stessi dati di ARPA. E questi dati sono stati consegnati al sindaco con una pec il 30 di aprile.

In attesa dello smaltimento chi vigilerà sui cumuli residui?

I Vigili del fuoco resteranno qui fino al 4 maggio. Con loro abbiamo fatto una convenzione onerosa e fanno loro la vigilanza. Dopo il 4 partiremo noi col nostro personale perché i vigili devono essere liberati per le loro ordinarie funzioni.

Stiamo già ripristinando la parte antincendio che si è danneggiata e dovremo spendere di nuovo circa la stessa cifra.

Se la Kastamonu non avesse speso 500.000 euro per ripristinare l’antincendio, l’incendio avrebbe bruciato tutta la fabbrica e le case qui attorno. I vigili del fuoco hanno usato i miei presidi. Trombini non ha mai avuto i presidi che ho avuto io. Appena siamo arrivati qui abbiamo capito la pericolosità del cumulo e abbiamo chiesto ai vigili del fuoco come fare per implementare la sicurezza. I vigili ci dissero: fate le stesso cose che abbiamo prescritto a Trombini e che Trombini non ha fatto. Così noi abbiamo creato una rete di idranti, una tubatura nuova in pressione a 11 bar, abbiamo chiuso tutto l’anello antincendio e costruito una riserva idrica da 1000 metri cubi con un gruppo di pompaggio che ha funzionato perfettamente. Se non ci fosse stato quello non sarebbero certo bastate le autobotti. Grazie a questo sistema l’incendio non ha causato ulteriori conseguenze. La spesa che abbiamo fatto è servita per evitare un disastro peggiore.

 

P.R.