Non si è fatta attendere la risposta del Comitato Ambiente e Salute a Frossasco dopo il Comunicato stampa (qui il testo integrale) di Kastamonu Italia a proposito del grande incendio divampato lo scorso 28 marzo nello stabilimento ex-Annovati.

Nella giornata di ieri, infatti, la presidente Rita Foti ha diffuso un testo in cui controbatte alcune affermazioni ritenute non corrette.

Di seguito il testo del comunicato.

Frossasco 20 giugno 2019

Abbiamo letto sugli organi di stampa il comunicato diffuso da Esat Özoğuz, Direttore Generale di Kastamonu Italia, in merito all’incendio scoppiato lo scorso 28 marzo nello stabilimento ex Annovati (e poi Trombini) del bivio di Frossasco.

Tra le altre, due affermazioni ci trovano particolarmente in disaccordo.

La prima:

«Kastamonu Italia, fin dall’acquisizione del sito industriale, in concerto con le Autorità e gli Enti preposti, aveva adottato tutti i più idonei accorgimenti per la messa in sicurezza delle giacenze di legno preesistenti, in particolare circa ogni aspetto inerente le norme ambientali, la riduzione e prevenzione del rischio incendio e la sorveglianza attiva dell’area».

 Questo può essere vero, ma è altrettanto vero che tali sistemi non hanno funzionato. Non sono stati in grado né di vedere e intercettare gli eventuali responsabili, né di spegnere i focolai prima che si propagassero a tutti i cumuli. I sistemi di sorveglianza attiva e di prevenzione del rischio incendio dovevano servire a questo, a far sì che l’evento prevedibile e temuto non si verificasse. La massa di materiale è bruciata quasi totalmente, passando dalle almeno 80.000 T iniziali a circa 20.000 T di residuo, come dichiarato dalla stessa azienda, formate in buona parte dalle frazioni non combustibili frammiste al materiale legnoso. È per questo motivo che consideriamo non corretta l’approvazione incondizionata per l’operato dell’azienda che è stata espressa da più parti, anche istituzionalmente rilevanti.

Anche se ha operato correttamente nel corso dell’emergenza, gestita per lo più dai Vigili del Fuoco, la proprietà non è stata in grado di prevenire l’emergenza. Questo era quanto la cittadinanza ed il territorio si aspettavano, visto che la permanenza del cumulo era stata accettata, dalle autorità competenti, a fronte dell’impegno dell’azienda di custodirlo in modo appropriato fino alla ripresa delle lavorazioni ed al suo, almeno parziale, riutilizzo.

La seconda:

«L’incidente si è completamente risolto in 10 giorni, senza alcun danno per l’ambiente e la salute pubblica, né durante l’evento, né successivamente a causa di esso».

Il comitato Salute e Ambiente a Frossasco, che attualmente conta oltre 80 iscritti, ha ripreso le proprie attività proprio rilevando i molteplici disagi segnalati dalla popolazione residente nella zona bivio e non solo.

In particolare, durante i giorni dell’incendio e anche successivamente:

  • molti cittadini, ai quali sono state fornite dalle istituzioni rassicurazioni circa l’assenza di pericoli per la salute, hanno invece lamentato difficoltà respiratorie dovute al fumo e all’odore acre proveniente dallo stabilimento in fiamme;
  • alcune famiglie si sono trovate costrette a portare i bambini (e soggetti deboli) in altre zone più salubri;
  • sul territorio è caduta una “pioggia” di cenere e frammenti di varia natura;
  • la situazione di emergenza ha creato disagi, paura ed ansia.

Per questo motivo il comitato si è attivato per fare analizzare da laboratori privati campioni di ceneri e liquami fuoriusciti – anche recentemente – dall’area dello stabilimento.

In data 5 giugno il comitato ha inviato una lettera al sindaco di Frossasco avanzando alcune richieste:

  • produrre tutte le ordinanze relative al sito e i carteggi con le società ed enti (Trombini, liquidatore, Kastamonu; Provincia, Città Metropolitana, Vigili del fuoco…) dal 1 gennaio 2014;
  • aggiornamento sulla procedura in corso di smaltimento rifiuti;
  • aggiornamenti sullo smaltimento di acque non depurate nei campi circostanti al sito industriale;
  • avviamento di  un tavolo permanente di lavoro per monitorare il rilascio eventuali autorizzazioni alla riapertura dello stabilimento;
  • che il Comitato possa partecipare al suddetto tavolo di lavoro;
  • che Arpa Piemonte effettui analisi sulle ceneri (alcuni soci del comitato le hanno correttamente raccolte e conservate) e sul terreno circostante lo stabilimento.

Al momento siamo in attesa di una risposta da parte del sindaco e dei risultati delle analisi.

Rita Foti – Presidente Comitato Ambiente e Salute a Frossasco