Un gruppo di cittadini della Valnoce si sono uniti – in autonomia rispetto ai gruppi consiliari comunali – per formare il Comitato spontaneo “No all’inceneritore a Frossasco”. A guidarli una vocazione ispirata alla protezione dell’ambiente e di tutti gli organismi viventi che lo occupano e agli ideali della lotta all’inquinamento, allo sfruttamento indiscriminato del suolo, della tutela della salute e del patrimonio naturale in vista di uno sviluppo “sostenibile”. 

La Kastamonu

Il Comitato ha trasmesso il seguente comunicato:

“Un gruppo di cittadini della Valnoce che si sono uniti al Comitato Valnoce Ambiente e Salute da
tempo monitora la situazione del sito Kastamonu, le conseguenze venutesi a creare a seguito del
rogo del marzo 2019, la situazione del cumuli dei rifiuti speciali stoccati, che per ben sette volte si
sono scoperti e gli sversamenti di fanghi rossastri sul perimetro adiacente lo stabilimento.
La vocazione del gruppo ha come fonte di ispirazione principale la protezione dell’ambiente e di tutti
gli organismi viventi che lo occupano, persegue gli ideali della lotta all’inquinamento, allo
sfruttamento indiscriminato del suolo, della tutela della salute e del patrimonio naturale.
In un particolare momento di crisi non dimentichiamo che l’articolo 4 della nostra Carta
Costituzionale sancisce il diritto al lavoro, crediamo nello sviluppo, ma in uno sviluppo sostenibile,
rispettoso della vita del pianeta e quindi di tutte le forme viventi.
Crediamo nella qualità del LAVORO, delle condizioni a tutela della sicurezza dei lavoratori, di
condizioni dignitose di vita senza per questo dimenticare il territorio e l’ambiente.
Perché riteniamo che occuparsi del proprio ambiente è assumersi la responsabilità del futuro dei
nostri figli e dei più deboli. Per questo da due anni il gruppo si occupa anche del sito rilevato dalla
multinazionale turca Kastamonu, un gruppo che per scelta non è collegato a nessun altro sul
territorio, e che non ha alcuna correlazione con le forze di minoranza.
Tale equidistanza dalle forze di maggioranza e minoranza quindi riteniamo renda il gruppo
maggiormente indipendente e libero da condizionamenti.
Molte sono state in questi anni le informazioni raccolte, le immagini che hanno documentato tutta
la storia dell’impianto a partire dalla gestione Annovati fino ad arrivare ai nostri giorni. Una storia
ricca di contraddizioni, con molti lati oscuri, verità nascoste o dette non nelle sedi competenti, molti
che in privato diffondono notizie, ma come spesso accade temono nel farsi protagonisti di denunce
circostanziate agli organi competenti.
Tutti gli elaborati del gruppo sono stati mandati in Procura al Dott. Procuratore Colace, al Mar. Ord.
Fiorenzo Di Lorenzo dei Carabinieri Forestali di Pinerolo, e da quando si è venuti a conoscenza della
pratica presentata dalla società per il nuovo impianto siamo entrati in contatto con ISDE, Istituto
Ramazzini, Medicina Democratica, CARP e tutti i settori di Città Metropolitana che a vario titolo
sono interessati al progetto di apertura di quello che consideriamo un nuovo “ecomostro” che si
prospetta possa trovare realizzazione in una formulazione completamente modificata in Frossasco,
ai piedi della Valnoce, un progetto che cambierà completamente il territorio e il paesaggio.
Emerge chiaro che le amministrazioni che man mano negli anni si sono succedute fossero
inconsapevoli di quanto accadesse all’interno di quel sito.
Riteniamo che sia indispensabile la collaborazione dei mezzi di informazione per far emergere le
incongruenze rilevate poiché, se ignorate, porterebbero all’accoglimento della domanda di
costruzione di un inceneritore, anche se qualcuno tenta di spacciarlo per poco più di una caldaia, in aggiunta alla produzione di colle e all’ampliamento dello stabilimento già esistente. Un impianto
che sarebbe disastro per la Val Noce e tutti i comuni limitrofi.
Questi sono le prime considerazioni che intendiamo fare a cui nei prossimi giorni aggiungeremo il
lavoro di approfondimento sul progetto che stiamo facendo con alcuni esperti:

– il sito non ha le caratteristiche per poter includere un impianto di quella tipologia per le distanze minime di sicurezza da agglomerati civili che il tentativo di disinformare tende a far passare come una semplice riapertura della produzione di pannelli truciolari. non è questo il progetto;
– la storiella che quando Annovati già c’era le case non ci fossero è un falso storico e dimentica che quando Annovati fu posto in quell’area era poco più di una falegnameria;
– il tentativo di confondere i cittadini in un particolare momento storico che richiama la necessità di posti di lavoro necessita di serietà e responsabilità da parte dell’azienda, di chi deve autorizzare e monitorare, quindi chiediamo di conoscere il progetto industriale e il numero esatto degli addetti che ivi si prevede di impiegare e quali le competenze professionali necessarie;
– inoltre tale piano industriale quale saldo occupazionale reale avrebbe con lo stabilimento di Luserna San Giovanni che da tempo si presume come destinato alla vendita e quindi alla chiusura? la produzione quindi a Frossasco di colle prevede la chiusura dello stabilimento di Luserna?
– Le emissioni in atmosfera che la stessa Kastamonu dichiara essere fuori norma in passato e che con il progetto attuale renderebbe entro i limiti normativi ma per cui si estenderebbe l’area di ricaduta evidenziano quindi che in passato i limiti di diossine e altri inquinanti fossero sforati, ma che la popolazione non ne fosse informata?

Per ora ci fermiamo a questi interrogativi a cui desideriamo vengano fornite risposte. Nei prossimi
giorni saremo nuovamente disponibili a fornire a una informazione attenta le nostre ulteriori
precisazioni e quesiti sul progetto.
Inoltre respingiamo ogni tentativo volto a far tacere la voce di chi si pone domande per il futuro
perché la storia di questi anni di questo Paese, e quanto sta emergendo a Taranto e in altri luoghi ci
dovrebbe insegnare che occorre PRE-VEDERE i disastri e non rincorrerli dopo, non ci sarà mai
sufficiente giustizia che ripari la salute dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente. Non è più
tollerabile in un Paese civile che si antepongano logiche di profitto al bene comune.
Siamo sostenitori delle imprese che creano lavoro e che fanno profitti, ma chiediamo che non lo
facciano sulla testa e sulla salute die cittadini, spesso inconsapevoli perché dobbiamo finalmente
imparare che IL COSTO in termine di vite umane, di ripristino ambientale, di tutela del territorio lo
paga la collettività tutta e magari dopo molti anni qualcuno pagherà, poco, sempre troppo poco e
soprattutto sempre troppo tardi. 

Chiediamo quindi informazione corretta, chiarezza, responsabilità in particolare dell’amministrazione e delle istituzioni poste a controllo e autorizzazione. I cittadini consapevoli possono essere scomodi ma lo fanno unicamente nell’interesse di tutti e non di pochi.
Chiediamo che non si crei nuovamente un precedente che permetta in un territorio, che vede uno dei più grandi impianti di termovalorizzazione dei rifiuti come Gerbido, la costruzione di un inceneritore privato, quando ricordiamo che in Piemonte è stato negato il permesso alla costruzione di un secondo inceneritore pubblico. Non mettete a rischio la salute, non mettete a rischio l’ambiente!
Grazie per l’attenzione”.

Cittadini uniti in comitato spontaneo No inceneritore a Frossasco