Venerdì 27 maggio presso il laghetto Grà a Frossasco il comitato di Frossasco ambiente ha convocato una tavola rotonda per rispondere ai quesiti degli oltre 4.500 cittadini che hanno firmato, da Cumiana a Pinerolo, per dire no al co-inceneritore della multinazionale Kastamonu. Moderatore della serata il presidente del comitato “Frossasco ambiente” Vincenzo Massimino. All’incontro sono intervenuti anche esponenti di Pd, Verdi e 5 Stelle.

Massimiliano Motta, biotecnologo, ha risposto ad alcune domande giunte on-line.

È un termovalorizzatore? «No, e la comunità europea ha diffidato l’Italia dall’uso di questo termine che non esiste nel vocabolario italiano. L’accademia della Crusca lo definisce una parola inventata: per “allontanare l’opinione pubblica dall’idea di pericolosità”».

I rifiuti li facciamo tutti: dove li mettiamo? «Quelli che verrebbero bruciati nell’inceneritore non sono rifiuti solidi urbani, ma rifiuti legnosi provenienti anche dall’estero (Francia e Romania)».

Gli inceneritori sono così pericolosi? «L’Istituto CNR di Pisa in riferimento all’inceneritore di Pisa ha verificato che la mortalità degli abitanti di zona è aumentata del 9%, le malattie respiratorie delle donne sono aumentate del 152%, così come sono aumentati i tumori».

Il Co-inceneritore produce energia? «No, perché l’impianto non è stato studiato per immettere nella rete energia o fornire calore per il teleriscaldamento. Serve esclusivamente alla possibile attività di questa azienda per la propria produzione».

Valutiamo anche l’inceneritore di Copenaghen? «Il governo danese da qualche anno si è reso conto che l’incenerimento è una non-soluzione e ha riconosciuto il fallimento della sua politica di gestione dei rifiuti che non ha diminuito le emissioni inquinanti».

Si è aperto quindi il dibattito al pubblico. Alla consigliera di opposizione Rosanna Napoli, presente tra il pubblico, è stato chiesto di chiarire alcuni passaggi dell’iter autorizzativo.

La consigliera ha precisato che la questione fondamentale da dirimere resta l’incompatibilità del progetto Kastamonu con il Piano Regolatore di Frossasco, che vieta gli inceneritori e non consente l’edificabilità richiesta, ed ha letto alcuni passaggi di un carteggio tra Città Metropolitana da un lato e il comune di Frossasco e Kastamonu dall’altra, da cui si evince che gli ultimi contestano a Città Metropolitana la procedura richiesta.

«A giugno 2021 e poi a dicembre, Citta Metropolitana Torino aveva sollecitato il Comune affinché verificasse ed eventualmente risolvesse in via preliminare le incompatibilità urbanistiche del progetto, prima che si avviasse l’iter autorizzativo ambientale. La procedura individuata per la questione urbanistica, in accordo con il Comune, era l’attivazione dell’iter presso lo Sportello unico per le attività produttive (SUAP) – ha riferito la consigliera  -. Poi più niente fino a marzo 2022, quando il Comune ha risposto a Città metropolitana che ritiene il procedimento SUAP non corretto,  in linea con quanto sostenuto dalla Kastamonu».

Sia Comune sia Kastamonu chiedono, infatti, che venga avviato subito l’iter PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale) senza dover discutere preliminarmente la questione urbanistica (ricordiamo che i vincoli e limiti presenti sul PRGC  di Frossasco rendono il progetto irrealizzabile). «All’interno del PAUR, qualora il progetto venisse valutato di pubblica utilità, si andrebbero a superare le competenze locali – ha detto ancora la consigliera -. Kastamonu ha chiesto di non discutere subito la questione urbanistica, consapevole che questo rallenterebbe o addirittura fermerebbe il progetto, e ha chiesto di considerare l’impianto come esistente per godere di una procedura autorizzativa semplificata, mentre Città Metropolitana ha sempre parlato di un impianto nuovo pertanto necessitante di tutte le nuove autorizzazioni precedentemente scadute. Non passare tramite lo Sportello unico per le attività produttive (SUAP)  e andare direttamente al Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) sembra essere lo snodo fondamentale della questione».

Nel dettaglio, in data 25 marzo Kastamonu scriveva a Città Metropolitana: «Si insiste affinché le valutazioni finali sulla variante urbanistica vengano svolte nel PAUR: in tal modo sulla variante si esprimerà prima di tutto la conferenza di servizi e solo in un secondo momento il Consiglio Comunale, che potrebbe ritenere doveroso condividere gli esiti della conferenza». A tale lettera, i tecnici di Città Metropolitana avevano risposto rimanendo fermi sulla necessità che il Comune dirimesse la questione urbanistica come prima cosa. Tuttavia la risposta dell’assessore Marnati della Giunta Cirio, che rispondeva ad una interrogazione del consigliere regionale Grimaldi parlando di possibile “pubblica utilità” dell’impianto da cui le varianti urbanistiche discenderebbero in automatico, «lascia aperto il dubbio che la Regione potrebbe voler appoggiare la richiesta di Kastamonu, forte anche di una mancata presa di posizione netta dell’amministrazione ospitante nonostante il chiaro no del territorio», ha aggiunto Rosanna Napoli.

Ma c’è una vera utilità pubblica? Franco Cuccolo, ex sindaco di Frossasco, ha rilanciato: «Come si concilia la pretesa della multinazionale che chiede uno sforamento dei parametri inquinanti (mercurio, formaldeide, monossido di carbonio e di azoto, diossina) rispetto ai limiti di legge con la valutazione ambientale?

La risposta sarcastica è arrivata dal presidente di “Frossasco ambiente”: «Si concilia con nuovi posti nella sanità e nuovi posti per i cimiteriali!»

Aldo Remondetto, consigliere che ha abbandonato la maggioranza del Comune di Frossasco proprio a causa delle diverse opinioni sulla questione Kastamonu, ha infine ricordato il prossimo appuntamento informativo che si terrà presso l’Associazione Culturale Stranamore a Pinerolo in Via Ettore Bignone, 89 il giorno 7 giugno alle ore 20:30.

 

Graziella Luttati