Al centro congressi Hotel Fortino a Torino, nell’ambito del convegno “Rischi Responsabilità Regolamentazioni in ambiente montano innevato, cosa sapere per una migliore frequentazione e promozione della montagna innevata, un punto di partenza”, si è parlato nella mattina del 6 dicembre, con Igor Chiambretti di AINEVA, di indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale e regionale e per la pianificazione di protezione civile territoriale nell’ambito del rischio valanghe, le conseguenze pratiche ed operative a livello locale.

L’avvocato Maurizio Flick è intervenuto fornendo una panoramica sulle conseguenze giuridiche di una valanga e dando indicazioni di prospettiva sulle azioni riguardanti la prevenzione dei rischi in territorio montano innevato. Molto interessante la contrapposizione e lo sviluppo del tema in chiave anche penale, con il Giudice Riccardo Crucioli, che ha approfondito con chiarezza il principio di assunzione di responsabilità e la tematica complessa delle ordinanze comunali. Massimo Manavella, presidente AGRAP, ha ricordato il difficile lavoro dei rifugisti in un clima di fruizione dell’ambiente montano sempre più commerciale, e ribadito efficacemente la sostanza delle realtà del Soccorso Alpino. Daniela Formica, presidente CAI Piemonte, ha ridefinito pacatamente i contorni della questione sicurezza in montagna, partendo da un principio fondante: l’educazione alla montagna, la conoscenza delle dinamiche di rischio in un ambiente aperto ed il rispetto che ad esso si deve.

Marco Bussone, presidente nazionale Uncem, apprezzando il pubblico numeroso, qualificato ed attento, in una mattinata che ha aiutato tutti a capire meglio alcuni aspetti della montagna, sottolinea le questioni fondamentali sollevate da Uncem, ovvero la centralità del rapporto tra libertà e leggi nonché il tema dei limiti nella fruizione dei territori montani ed ancora, il tema su come si ridefiniranno i ruoli degli amministratori locali rispetto ai rischi e alle emergenze. Ha ribadito quanto sempre più complesso e capace sia diventato il sistema di protezione civile ma allo stesso tempo sia aumentato il carico di lavoro e di responsabilità. In ultimo, un cenno alle  commissioni territoriali valanghe, che vanno aiutate e rafforzate attraverso giusti strumenti amministrativi.

In conclusione, va ricordato che la montagna a rischio zero non esiste, vanno dunque contemplate entrambe le ipotesi: il risveglio e lo sviluppo della coscienza e della Auto Protezione insieme ad una sempre più efficace azione di previsione e prevenzione.

Marinella Zardi