19 Maggio 2026
Caselette. Pietra Alta (masso erratico)
Lodovico Marchisio racconta la Pietra Alta, grande masso erratico a Caselette, studiato per il suo valore geologico e utilizzato come sito di arrampicata.
Giganti pietrificati che sembra facciano capolino dal luogo dove non si sarebbe mai atteso di trovarli, in quanto antichi ghiacciai nel corso dei secoli li hanno trasportati per chilometri durante le glaciazioni, staccandoli dal terreno nel quale erano collocati originariamente tanto che mostrano una visibile composizione petrografica completamente diversa dalla roccia su cui ora poggiano, evidenziando il loro trasporto “esotico”.
Il termine “erratico” infatti deriva dal latino “errare” (vagare), indicando rocce spostate dal loro luogo d’origine e rimaste isolate in pianura o fondovalle dopo il ritiro glaciale. Oggi, i massi erratici sono studiati per il loro valore geologico e storico, oltre a essere mete di interesse per il “boulderista” che li scala, ove è permesso farlo.
Sono molto spesso definiti “trovanti” o “massi delle streghe” e sono talvolta associati a leggende, incisioni rupestri (coppelle) o utilizzati anticamente per costruzioni (oggi protetti come beni naturali). Hanno un’importanza geologica notevole quali testimoni silenziosi dei cambiamenti climatici e sono di grande aiuto ai geologi per ricostruire l’estensione dei ghiacciai durante il periodo Quaternario.
I massi erratici dei quali è stracolma la zona della bassa Val di Susa si adattano per la loro esigue altezza al progetto di usare la via più facile per raggiungere la cima come terreno ideale per continuare l’esperimento di curare le malattie neurovegetative, neurodegenerative e anche di parziale invalidità, perché sono brevi da raggiungere e permettono a chi accompagna i disabili di sostare in spazi naturali rilassanti, a vista dell’accompagnato che si cimenta con un esperto per ascendere la cima e assorbire naturalmente la dose di “dopamina” necessaria per contrastare il “Parkinson” su cui si basa in particolar modo la nostra ricerca.
In quest’articolo (ma non sarà l’unico) si è scelta come salita esplorativa la “Pietra Alta” ((in piemontese: Pera Aota o Peraota) che si trova in provincia di Torino a una quota di 368 m ed è situata nel comune di Caselette, notevole per le sue dimensioni e per la posizione isolata, che si raggiunge facilmente e piacevolmente in quanto il luogo dove si trova la Pietra Alta viene considerato particolarmente suggestivo. Vi si accede (da dove si lascia l’auto) a piedi in circa 10 minuti percorrendo da Caselette l’omonima Via Pietra Alta, che si trasforma poi in un viottolo forestale a pochi passi di dove si può lasciare l’auto. È consentito il traffico motorizzato ma regolamentato.
Si tratta di un grande masso di forma piramidale, alto circa 10 metri rispetto al piano di campagna e con una circonferenza di una cinquantina di metri. È collocato a breve distanza del confine comunale tra Caselette e Alpignano in una zona boscosa e quasi pianeggiante poco a sud del Lago di Caselette in un’area ambientalmente pregevole anche se posta a breve distanza da zone industriali e residenziali.
La Pietra Alta fa parte dell’Anfiteatro morenico di Rivoli – Avigliana ed in particolare della cerchia di detriti depositata dalla “glaciazione Riss”. È stato trasportato in loco, assieme ad altri massi erratici, dal grande ghiacciaio che percorreva la Valle di Susa.
Sul masso sono state tracciate numerose vie di arrampicata e sulle sue pareti sono presenti vari chiodi, “spit” e spuntoni per assicurarsi durante la salita con ogni via contrassegnata da un numero. Molte tra queste arrampicate, anche piuttosto impegnative, furono descritte all’inizio degli anni Ottanta del Novecento nel libro “Sassismo spazio per la fantasia” che tratta delle scalate sui massi erratici della Valle di Susa, scritto dall’alpinista Gian Carlo Grassi (†). La “Via normale” da noi salita per il nostro esperimento è di terzo grado e si sale assicurati con la corda, dalla sua base, in 15 minuti. Chiamata anche “Via della Fessura” non è banale ma alpinistica al cento per cento, divertente ed atletica quanto basta concepita sull’unica faccia a valle della Pera Alta che abbia vie non estreme “stile arrampicata classica”.
Salita da: Walter, Kayla e Lodovico Marchisio, Veronica Inghilleri e Federico Bambara
Testo di Lodovico Marchisio
Foto di Federico Bambara e Walter Marchisio



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