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Territorio  

Difendere le scuole montane, anche se calano i bambini

Difendere le scuole montane, anche se calano i bambini

Non sono bastate le sedie per i presenti, sabato 3 novembre, al Punto Museo “Brunetta d’Usseaux”.

A giustificare un simile pubblico non era il lungo e ambizioso titolo dell’incontro, ma l’attesa di saperne di più sul futuro della Scuola Primaria di Fenestrelle (quella di riferimento anche per Usseaux). Dati alla mano il prossimo anno mancherebbero un paio di bambini per garantire la seconda sezione pluriclasse, come evidenziato in una lettera indirizzata all’amministrazione comunale da diverse famiglie del paese.

Qualche risposta è arrivata, in particolare, dall’ospite di maggior riguardo, l’assessore regionale all’istruzione Giovanna Pentenero. «La possibilità di ottenere una deroga ai parametri esiste», ma a medio termine molto dipenderà dalla sensibilità dei futuri amministratori della Regione (a fine maggio 2019 si andrà a elezioni) a difesa dei comuni marginali. Comuni dove chiudere una scuola significa impoverire il paese e costringere gli scolari ai disagi e, d’inverno con le strade innevate, anche ai rischi del viaggio verso una scuola più lontana.

L’assessore regionale Gianna Pentenero (alla sua sinistra il sindaco di Usseaux Andrea Ferretti; a destra Elvio rostagno).

Nel lungo periodo, continuando il calo demografico – e tutti gli indicatori a livello regionale e nazionale confermano questa tendenza – sarà necessario per il territorio un ripensamento complessivo dei servizi. Lo ha sottolineato chiaramente il Presidente nazionale di UNCEM (unione degli enti montani), Marco Bussone. Al centro della sua appassionata riflessione, oltre all’invito a guardare le scelte di altri territori periferici – come la Val Grana in cui è nata un’unica scuola di valle -, la necessità di elaborare un progetto per il territorio tra dieci-quindici anni per rendere appetibili i paesi della valle anche per nuovi insediamenti. Di fronte a tali stimoli i sindaci presenti hanno difeso lo status quo rispetto a ipotesi tanto drastiche. «La chiusura di una scuola l’abbiamo già vissuta – ha ricordato Rino Tron, sindaco di Roure – ed è stata un’esperienza traumatica». Inoltre le pluriclassi sono didatticamente ottime. Quelle di Fenestrelle poi sono addirittura all’avanguardia grazie alla loro esperienza di “scuola senza zaino”, come testimoniato con orgoglio dalla maestra Marina Bonansea.

Ma a scuole valide, ha richiamato l’intervento della dirigente scolastica dell’Istituto “Gouthier” Loredana Grabbi, fan da contraltare gli altri servizi, spesso carenti e poco flessibili. I trasporti, in primis, andrebbero potenziati o almeno adattati alle esigenze didattiche della scuola. «Potersi spostare per visitare un museo o per confrontarsi con altri ragazzi è importante, altrimenti si crea isolamento e marginalità». Le difficoltà per raggiungere i luoghi di insegnamento rischiano di peggiorare anche la qualità dell’insegnamento poiché molti docenti scelgono altre scuole più “comode”. E siccome anche i genitori per lavorare sono spesso costretti a spostarsi, l’attivazione di servizi pre e post-scuola sarebbe oltremodo utile alle famiglie.

La dirigente scolastia Loredana Grabbi in mezzo ai sindaci di Usseaux, Andrea Ferretti e Pragelato, Monica Berton.

L’impressione al termine del pomeriggio è stata di una discussione su due livelli. Da un lato il pubblico e gran parte degli amministratori locali determinati a risolvere i problemi immediati, dall’altra i rappresentanti degli enti superiori i quali – a volte con un linguaggio che da tecnico diventa criptico (vedi Pentenero) – provavano a rilanciare il discorso su prospettive più lontane. A far da punto di contatto tra le due posizioni la consapevolezza che le scelte per il territorio vanno condivise e valutate tutti insieme. Quelle contingenti, come la distribuzione delle iscrizioni scolastiche per conservare il numero di classi, e quelle per il futuro del territorio.

Un territorio che, sempre più, appare orfano della capacità programmatica e di sviluppo svolta un tempo dalla Comunità montana prima che la Regione frettolosamente liquidasse quell’esperienza.

GUIDO ROSTAGNO

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