18 Marzo 2012
Dal Piemonte all’Africa prosegue il cammino di solidarietà
Villar Perosa. I volontari dell’Associazione Cuore Aperto sono tornai dal Mali Alcuni volontari dell’associazione Cuore Aperto Onlus di Villar Perosa venerdì 17 febbraio sono ritornati dal Mali. Si sono preparati per stare un mese nella missione delle Suore del Santo Natale a Koutiala. Molto il bagaglio personale dell’esperienza vissuta tra la popolazione maliana ma anche tantissimi i lavori effettuati nei villaggi. La vita nella missione ha fatto capire al gruppo nuovi metodi di agire e di ragionare che sono ben lontani dal nostro stile europeo. Sono partiti in sette nell’attesa che altre sette persone li raggiungessero ma questo non è stato possibile per il “consiglio” di non fare partire il secondo gruppo da parte del Ministero degli Esteri a seguito di problemi di sommosse da parte dei Tuareg. Nonostante questo, tutti i progetti approvati dalla Regione Piemonte sono stati realizzati. In collaborazione con l’Aspic Onlus di Torino sono stati costruiti due stabili presso i villaggi di Watorosso e di Wouolobougou con due grandi Hangar di attesa per le mamme ed i loro bambini ed un nucleo comprendente una stanza per visite e un magazzino; il tutto con lo scopo di controllare e contrastare la malnutrizione infantile e per la somministrazione di pappette nutritive e medicinali. Si sono poi recati nel villaggio di Dioumatenè dove hanno dato l’avvio alla costruzione di un fabbricato per l’alfabetizzazione della donna con annesso atelier per cucito e ricamo. Inoltre è stata terminata la recinzione della scuola elementare iniziata l’anno scorso con il posizionamento di 600 metri lineari di rete metallica e l’allestimento di aule scolastiche con banchi e lavagne. Tutto il materiale era stato inviato tramite container partito da Villar Perosa nel mese di ottobre scorso. Hanno poi dato il via ad orti comunitari seguiti dalla scuola di agricoltura M. Pessoba di Koutiala che consiglia loro il tipo di ortaggi, la rotazione nelle semine oltre alla preparazione e all’uso del compostaggio. Con l’acquisto di un mulino per la preparazione delle farine, l’invio di un trattore e di un’ ambulanza hanno cercato di contribuire all’autonomia della popolazione di quel villaggio.
È stato consegnato al gruppo Cuore Aperto l’atto formale di proprietà di cinque ettari di terreno che è stato dato subito in affitto alle donne di Dioumatenè per la coltivazione di banane, papaia, mais e miglio.
Si parte sempre con l’obiettivo di cercare di vedere quel che deve essere cambiato per migliorare la condizione di vita dei maliani; in realtà il cambiamento avviene sempre in se stessi: aver l’occasione di trascorrere dei giorni in missione è stato di fondamentale importanza perché ha permesso di guardare non solo con gli occhi ma soprattutto col cuore. L’aspetto di miseria esiste, è una cruda realtà, ma tra quella gente si trova una ricchezza inestimabile che nulla ha a che vedere col lusso e col denaro della società occidentale: è la ricchezza di un sorriso, la ricchezza del donare quel poco che si possiede senza nulla volere in cambio. La gioia, i balli, i canti testimoniano una fede giovane, ardente che comunicano senza vergogna, anzi con tantissimo orgoglio e fervore.
Ora si riparte con la programmazione di un nuovo container per la raccolta di biciclette e di riso. È anche possibile devolvere nella dichiarazione dei redditi il 5×1000 scrivendo il codice fiscale 08924850012 nell’apposita casella. Questo gesto consentirà il proseguimento dell’attività. «Le adozioni – spiegano i volontari – sono state di trenta bambini, numero che ci auguriamo possa aumentare visto lo stato di estrema necessità. Cogliamo l’occasione per ringraziare L’Unità di Crisi Italiana, il Console Onorario di Bamako per il costante interessamento e per i loro consigli. Con il grazie a tutti coloro che ci permettono di compiere questi lavori rinnoviamo l’invito a tutte le persone di buona volontà a unirsi a noi a favore delle tante persone che ti tendono il palmo della mano per ricevere un po’ di miglio per i loro bambini».


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