Le imprese forestali dovranno poter lavorare, per la gestione attiva del bosco, la custodia dei versanti, la garanzia di prosecuzione degli approvvigionamenti di materiali. Uncem lo ha chiesto nella mattina del 10 aprile ai Ministri Bellanova, Patuanelli e Boccia. L’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani ha richiamato quanto affermato da Sergio Avicoli dell’Inail rispetto ai mestieri meno esposti al rischio contagio, e da Franco Locatelli, Direttore del Consiglio Superiore di Sanità, il 9 aprile in una Conferenza stampa alla Protezione civile. «Chi lavora in silvicoltura, per la cura dei boschi, per evitare incendi boschivi – ha detto Locatelli -, queste persone rappresentano una categoria professionale dove il rischio di contagio è marcatamente più basso di altre». Uncem stessa aveva evidenziato, il 26 marzo, che la categoria dei boscaioli è la meno esposta al contagio del coronavirus diffondendo lo studio americano di O’Net riportato da Internazionale.

I taglialegna lavorano da soli, in mezzo alla natura. La loro attività (codice ateco 02) dovrà essere consentita negli allegati al nuovo Dpcm che il Governo sta elaborando. Lo hanno richiesto Uncem, Conaf (Ordini Agronomi Forestali), Conaibo (boscaioli), Aiel (Associazione Produttori Agroenergie), Fiper e molti comuni montani. Gli stessi soggetti associativi e istituzionali hanno fatto altre due richieste alle Regioni: la prima riguarda la necessità di allungare il periodo di taglio dei cedui, per consentire alle ditte boschive di concludere i lavori in bosco avviati a febbraio e marzo prima del blocco delle loro attività. Seconda richiesta anche di Uncem alle Regioni è di individuare nuove e maggiori risorse economiche dedicate alla forestazione e alle imprese della filiera bosco-legno sui Programmi di Sviluppo rurale in conclusione. Un’azione importante quest’ultima che già alcune Regioni – come il Piemonte con 8 milioni di euro previsti, Liguria ed Emilia-Romagna – hanno previsto.

C.S.