Nel periodo della pandemia, l’isolamento sociale non deve diventare un isolamento spirituale. E se non si può demandare alla messa in TV o su internet l’aspetto religioso, la tecnologia può comunque venire in soccorso per garantire la presenza, la guida e il supporto spirituale da parte dei sacerdoti e degli uffici diocesani. Allo scopo nella diocesi di Torino sono nati due servizi: “Pronto all’ascolto” e “Ascolto fraterno“.

Il primo servizio è nato dalla richiesta di alcune associazioni di volontariato – che offrono servizi di supporto psicologico attraverso chiamate telefoniche – di attivare un servizio simile, telefonico, ma di natura spirituale, a chi cerca esplicitamente il confronto con un sacerdote. La diocesi spiega: “Tutti i parroci e tutti i preti si sono in qualche modo attivati per farsi prossimi, anche telefonicamente, a persone sole, malati, anziani così come ragazzi, giovani e gruppi famiglia. Molte sono però le persone che non hanno un punto di riferimento spirituale, che non sanno chi chiamare per ricevere un sostegno per la propria fede o ricerca di senso. Il nuovo servizio si chiamerà “Pronto all’ascolto” e avrà la struttura simile ad un call-center: dalle ore 10 alle ore 12, dalle ore 15 alle ore 17, dal lunedì al sabato, si potrà chiamare il numero del servizio e si verrà immediatamente messi in contatto con i preti disponibili per quella fascia oraria, ricevendo innanzitutto ascolto (come esorta l’apostolo Giacomo) ma anche condivisione della fede e prudenti consigli per attraversare questo momento difficile. Il servizio, al numero 011.012.08.82 è attivo, ad experimentum, fino alla riapertura delle attività pastorali ordinarie e se ne valuterà poi l’opportunità e l’efficacia”.
I sacerdoti, che aderiscono al servizio (che è studiato per garantire privacy e riservatezza), devono dare una disponibilità minima di un’ora a settimana in ore e giorni a loro discrezione. “Anche l’Arcivescovo – sottolineano dalla diocesi – offrirà la sua disponibilità per più ore e più giorni, invitando tanti sacerdoti a fare altrettanto, a servizio di quella parte del popolo di Dio più sofferente e sola”.

L’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglila

“Ascolto fraterno” nasce invece da una sollecitazione dei centri di ascolto parrocchiali e della Caritas. A loro infatti, accanto a chi chiede un’assistenza corporale, si rivolgono “persone che hanno bisogno di conforto e di sostegno per dare un senso alla lontananza forzata da familiari, alla sofferenza per la malattia o la perdita di una congiunto. E così, sulla scorta di un’iniziativa simile attivato dalla Caritas subalpina nel 2008 in piena crisi economica, è stato attivato in questi giorni, in collaborazione con l’Ufficio diocesano di pastorale della salute, un servizio dedicato di ascolto telematico “fraterno””.
Scrivendo alla casella di posta elettronica ascoltofraterno@diocesi.torino.it è possibile raccontare le quotidiane fatiche e la solitudine e, nel caso di chi lavora in ospedale, lo stress accumulato giornalmente. Antonella Di Fabio, responsabile dell’Osservatorio delle povertà della Caritas torinese con un diploma di counseling spirituale al “Teresianum” di Roma, spiega come il servizio sia rivolto a «chi cerca un conforto spirituale e in questo momento di isolamento forzato non può incontrare qualcuno con cui condividere il proprio dolore. Le richieste di aiuto via mail vengono poi smistate alla nostra equipe composta da sacerdoti, religiose, diaconi permanenti e laici della diocesi che si sono messi a disposizione e, se le persone che ci scrivono, lasciano un recapito telefonico, se lo desiderano verranno raggiunte telefonicamente per un colloquio nel massimo rispetto della privacy».