Liceo Porporato: prosegue con successo l’attività di alfabetizzazione per stranieri

Lo scorso 16 maggio la scuola di alfabetizzazione per stranieri immigrati “Penny Wirton” – attiva presso il Liceo Classico “G.F. Porporato – ha portato a termine il suo quarto anno di lezioni. Racconta una delle responsabili, Elisa Sartori, docente di Lettere: «Abbiamo festeggiato la conclusione di un bel percorso di formazione e di vita con un’allegra camminata simbolica in collina, fino al piazzale di San Maurizio, che rappresenta il viaggio avventuroso intrapreso da numerosi studenti stranieri e dai volontari durante questo intenso anno scolastico. Assaporando un gustoso gelato in compagnia, ci siamo incamminati per le antiche vie del centro storico: Suellen, Rafael, Karla, sempre sorridenti, incuriositi dal nostro antico Senato e dal palazzo dei Principi d’Acaja, ascoltano gli interessanti racconti di storia locale di Vincenzo; si aggiungono al gruppetto Matilde, Radu, Camilla e ancora Shaon, Shaib e Rasel, che intanto scherzano fra loro e coinvolgono Maddalena. Si avvicinano le signore brasiliane Lara e Salete, solari e scherzose, insieme alla volontaria Maria; si accodano Mohamed, Caterina, Alessia che ci raggiungono sul piazzale con i loro zaini appesantiti dai libri; Raffaella e Rossana scattano foto di questa insolita carovana multi color, un melting pot di studenti, insegnanti, immigrati, di varie età. Tutto ciò è la testimonianza più vera di quello che sta nascendo di anno in anno: c’è sintonia, voglia di stare insieme e condividere la nostra umanità».
La scuola Penny Wirton pinerolese ha cercato in questi anni di realizzare sul territorio la mission definita dai fondatori della prima scuola a Roma (attualmente sono 60 disseminate in tutta Italia), la prof.ssa Anna Luce Lenzi e lo scrittore e giornalista Eraldo Affinati: «Insegnare la lingua italiana ai migranti come se parlare, leggere e scrivere fossero acqua, pane e vino. Senza classi. Senza voti. Senza burocrazie. Lavorando al presente con chi c’è, con quello che abbiamo. Cercando di dare a ognuno ciò di cui lui, o lei, ha bisogno. Noi crediamo nella qualità speciale del rapporto umano che si può realizzare nell’insegnamento uno a uno. Negli anni abbiamo acceso passioni, elaborato esperienze, costruito legami, acquisito uno spirito, imparato uno stile».
Durante quest’anno – spiega la prof.ssa Sartori – al Porporato abbiamo consolidato la scuola Penny Wirton grazie soprattutto all’impegno di un corposo numero di studenti del triennio che, come volontari, hanno affrontato con passione l’esperienza dell’insegnamento agli stranieri all’interno del loro percorso formativo di PCTO. A loro si sono uniti docenti ed ex docenti in pensione, oltre a cittadini già coinvolti in esperienze di volontariato sociale. Così lo scorso ottobre la scuola ha potuto aprire le porte a più di settanta immigrati di varia provenienza: Marocco, Tunisia, Senegal, Senegal, Egitto, Afghanistan, Bangladesh, India, Ucraina, Moldavia, Romania, Polonia, Bielorussia, Argentina, Venezuela, Brasile, Colombia».
Ciò che caratterizza la scuola Penny Wirton è il metodo didattico: «Non formiamo classi, ma creiamo abbinamenti tra studente e insegnante, che spesso diventano amicizie, puntando sull’efficacia del rapporto uno a uno. Secondo il suo Statuto, la Penny Wirton “accoglie sempre e accoglie tutti lungo tutto il corso, fino all’ultimo giorno, anche per una volta sola”. A differenza di altre realtà, si tratta di una scuola priva di criteri di accesso: indipendentemente dal genere, dall’età, dalla nazionalità, dalla situazione economica e dalla condizione di regolarità sul territorio italiano, a nessuno è impedita la partecipazione gratuita ai corsi di italiano. Confermando gli insegnamenti di don Lorenzo Milani, tutti gli allievi sono considerati, allo stesso tempo, umanamente uguali e diversi da un punto di vista scolastico. L’obiettivo non è quindi quello di livellare il gruppo ad uno standard comune ma, al contrario, aiutare singolarmente le persone a colmare le lacune linguistiche, permettendo loro di destreggiarsi più efficacemente nel nuovo contesto di vita».
Conclude Sartori: «Gli studenti volontari ci testimoniano come sia possibile vivere un’esperienza di cittadinanza attiva all’interno di una scuola che si apre al territorio e mette a disposizione le sue energie a beneficio del contesto in cui opera, in un’ottica di inclusività e accoglienza. Dunque più che una scuola si potrebbe pensare che la Penny Wirton sia un laboratorio antropologico in cui le lezioni di grammatica si mescolano ad altre occasioni di relazione: il cibo, la musica, il ballo, le camminate che, in una prospettiva transculturale, diventano gli strumenti di una fattiva dimensione di accoglienza reciproca».

Vincenzo Parisi