Con un lungo post su Facebook, Luigi Pinchiaroglio, già candidato sindaco alle primarie per le amministrative pinerolesi del 2016 (e poi superato da Luca Barbero, sconfitto a sua volta nel ballottaggio dall’attuale sindaco Luca Salvai del M5S), ha comunicato la sua decisione di lasciare il partito democratico. Qui di seguito il testo completo.

 

Ho letto e continuo a leggere con massima attenzione e grande rispetto le posizioni espresse da chi, nell’ambito del PD e più in generale del campo del Centrosinistra, manifesta consenso verso la formazione del Governo Conte-bis, quale argine contro la destra salviniana e avvio di una stagione di rinascita del Paese in chiave progressista.

Qui di seguito espongo il mio personale pensiero sul tema, a fronte del quale sono giunto a delle scelte, già portate a conoscenza degli Iscritti del Circolo PD di Pinerolo.

Sono fiducioso che anche questa posizione, seppur minoritaria, possa essere letta con pari attenzione e rispetto.

Sono passati più di dieci anni da quando, con una corretta e ampia visione di riorganizzazione del campo politico del Centrosinistra, DS e Margherita ritennero necessario andare oltre l’Ulivo per costituire un soggetto politico in grado di essere la casa di tutte le famiglie del riformismo italiano e il riferimento per uno schieramento progressista forte e coeso. Venne così costituito il Partito Democratico. L’obiettivo non era certamente facile da raggiungere, il percorso sarebbe stato irto di insidie, interne ed esterne al PD e allo stesso schieramento progressista.

E’ innegabile come in questi anni siano stati commessi tanti errori, sia dal punto di vista politico che sul piano organizzativo, e come l’unità del PD non sia mai stata assunta a modello di lavoro ma, piuttosto, come fastidioso inciampo lungo la strada dei vari personalismi. Tuttavia, per un militante di quella base che nel progetto politico originario ha creduto fortemente tanto da iniziare la sua attività politica proprio con esso, sono stati anni densi di aspettative, partecipazione, entusiasmo, duro lavoro, tempo sacrificato alla vita privata, desiderio di portare un contributo attivo alla politica, alla città e al territorio. Il tutto vissuto con impegno, insieme ad altri militanti e nei vari ruoli assunti, senza timore di metterci la faccia, anche quando le scelte del Partito non erano condivise.

Ricordo con piacere i primi passi mossi a Pinerolo e nel Pinerolese dall’Associazione per il Partito Democratico nel 2006, la costituzione a Pinerolo del Circolo PD, l’organizzazione delle prime Feste Democratiche (da qualche anno ritornate a essere Feste de L’Unità) del Pinerolese, i cinque anni nei quali ho ricoperto il ruolo di Segretario di Circolo, la redazione della rivista online Democratici Pinerolesi, le innumerevoli iniziative politiche organizzate dal Circolo PD di Pinerolo e dagli altri Circoli del Pinerolese, le Primarie per la candidatura a Sindaco di Pinerolo nel 2016 che mi hanno visto interessato in prima persona, la mobilitazione del Partito in occasione delle elezioni, i Congressi a tutti i livelli territoriali con lo studio e la presentazione delle diverse mozioni.

In queste settimane di crisi di Governo è stato naturale che il ricordo corresse all’ultimo Congresso nazionale, quello della scorsa primavera, nell’ambito del quale tuti i candidati Segretari si sono presentati avendo ben chiaro che l’obiettivo da perseguire sarebbe stato il rilancio del progetto riformista, senza alcun cedimento verso alleanze con soggetti portatori di istanze massimaliste, populiste, illiberali, antieuropeiste, offensive delle Istituzioni nazionali e internazionali.

Gli eventi di questi ultimi giorni danno evidenza di una linea politica completamente diversa, alternativa a tutte quelle esposte nelle Mozioni congressuali e, a mio avviso, in contrasto con il Manifesto dei valori del PD, che mina in profondità le fondamenta del progetto politico riformista. Una linea politica che, togliendo dall’agenda ogni possibile ricerca di un’alleanza fra le forze politiche che si riconoscono nei valori della democrazia occidentale e nell’Europa, ha consentito la ricompattazione del PD in un’effimera unità ritrovata non sui contenuti, ma sui pesi e contrappesi fra componenti malcelati dietro il nobile intendimento di porre un argine alla Lega. Una tregua che non tarderà a rompersi alla prima occasione, ma che nel frattempo avrà intrappolato il progetto riformista nel pantano del populismo qualunquista dell’alleato di Governo decretando la fine del progetto e l’estinzione del PD.

La difesa del Paese e delle sue Istituzioni democratiche dal sopravvento di movimenti politici come la Lega si attua mettendo in campo una seria proposta politica alternativa, andando nelle periferie dove massimo è il degrado, discutendo con i cittadini, con le imprese, con chi vive quotidianamente sul territorio la crisi e il disagio, cercando di riacquistare il consenso nelle fasce di popolazione più esposte all’emarginazione sociale ed economica, non certo cercando di esorcizzare il diavolo attraverso un innaturale accordo con il M5S, con l’altra faccia di quella stessa medaglia espressione di un populismo demagogico, inaffidabile nelle persone e nei comportamenti.

Quindici mesi di Governo M5S-Lega e più di tre anni di amministrazioni grilline a Roma e a Torino ne danno ampia evidenza.

In questo contesto pensiamo veramente che la nuova maggioranza parlamentare possa adottare provvedimenti degni di una moderna sinistra riformista? Non penso proprio. L’incontro fra PD e M5S, con il favore di una legge elettorale sempre di più proporzionale, non potrà che portare all’accantonamento del progetto riformista del PD con l’inesorabile rafforzamento del Centrodestra che, dopo l’esperienza di Governo M5S-PD, sarà ancora più forte e pericoloso.

La società evolve sempre più rapidamente e il successo di un partito che intende rappresentare istanze riformiste, progressiste, di sinistra, sta proprio nella sua capacità di interpretare questa evoluzione per contribuire a orientarla positivamente. Così non è successo. Il PD, non solo non è riuscito a orientare la società verso i valori del riformismo, ma addirittura ha perso l’orientamento della sua bussola.

Ben consapevole di quanto la mia posizione sia minoritaria e con il massimo rispetto per le Democratiche e i Democratici che in varie forme e con più o meno entusiasmo manifestano approvazione per l’alleanza con il M5S, riscontro che l’incompatibilità del nuovo corso con i princìpi che sono stati alla base dell’adesione al Partito non consente più la mia permanenza in questo PD.

Dopo tutti questi anni trascorsi nel Partito, la mia è una decisione non facile e dolorosa, tuttavia inevitabile, che sono sicuro verrà compresa. Ho sempre sostenuto che all’interno di un partito non possa esistere una maggioranza e un’opposizione, bensì una maggioranza e una minoranza che lavorano insieme per garantire l’unità e il raggiungimento degli obiettivi del partito e non la prevaricazione di una delle due parti sull’altra. E’ evidente che, nel momento in cui la mia posizione rappresenta una forte opposizione alla linea del Partito, non posso che trarne le conclusioni.

Sono pronto a ricredermi se l’evidenza delle cose mi darà torto, certo è che i segnali poco rassicuranti che provengono dal Nazareno non incoraggiano l’ottimismo. Lo vedremo nel prossimo futuro e, comunque, nonostante la mia posizione fermamente critica, il mio augurio che il Governo possa ottenere risultati positivi è sincero.

Questi anni trascorsi nel PD, con i suoi momenti belli e con quelli meno belli, lasceranno in me ricordi indimenticabili.

Continuerò a impegnarmi nelle forme più opportune affinché a tutti i livelli territoriali il percorso riformista riprenda, non si arresti, e si possa realizzare quell’auspicata alleanza democratica e progressista in grado di ricompattare la diaspora delle cittadine e dei cittadini che nel corso delle ultime elezioni hanno perso la fiducia nel Centrosinistra.

Alla luce delle considerazioni sopra esposte, in questi giorni ho avuto modo di confrontarmi con Monica Canalis, il sen. Elvio Fassone, Elvio Rostagno, la sen. Magda Zanoni, con il Presidente e il Segretario del PD Torino Domenico Cerabona e Mimmo Carretta, il Segretario del Circolo PD Pinerolo Stefano Ricchiardi. A questi ultimi ho inviato il 7 settembre una lettera con la quale ho comunicato la mia uscita dal PD, con la conseguente decadenza dall’Ufficio di Presidenza del PD Metropolitano di Torino e dal Direttivo del Circolo di Pinerolo. Ringrazio tutti per l’attenzione, la disponibilità e le parole ricevute che ho molto apprezzato.

Ringrazio altresì tutte le Democratiche e i Democratici con i quali ho condiviso la mia militanza politica. Donne e uomini che, indipendentemente dalle scelte che oggi ci divido, considero straordinari e sono fiducioso di poter incontrare nuovamente.

Cordiali saluti.

 

Luigi Pinchiaroglio