6 Marzo 2026
Pinerolo. In municipio la mostra Vietato Morire
Nel comune di Pinerolo fino al 28 marzo 2026 la mostra fotografica “Vietato Morire – Storie di ‘ordinaria’ resistenza”, promossa da SvoltaDonna ODV.
Nella Galleria, al primo piano, del Palazzo Comunale di Pinerolo, il 4 marzo, è stata inaugurata la mostra fotografica “Vietato Morire – Storie di ‘ordinaria’ resistenza”, promossa da SvoltaDonna ODV che durerà fino al 28 marzo.
Marina Airasca, la Presidente di Svoltadonna, spiega:
«L’Associazione nasce nel 2008 e successivamente diventa Centro Anti Violenza, riconosciuto dalla Regione Piemonte, con una storia radicata su questo territorio pinerolese. Da noi, le donne, possono trovare assistenza accedendo al numero verde 800.093.900 dove rispondono delle volontarie che fissano un appuntamento con delle operatrici specializzate nella prima accoglienza e nell’individuazione del percorso di fuoriuscita dalla violenza più adatto. Le donne possono iniziare un percorso di autodeterminazione per avere informazioni, trovare avvocate per consulenza legale; psicologhe e psicoterapeute per supporto psicologico; incontri periodici con una operatrice del Centro; strutture protette a indirizzo segreto per l’accoglienza in emergenza di donne sole e/o con minori a carico. Ora siamo entrate nel Progetto Irene facendo rete con altri centri italiani».
Lia Bianco ha voluto fortemente questa mostra:
«Come Assessore alle pari opportunità e diritti civili del comune di Pinerolo considero questo presidio operoso e importante e sono emozionata di portare questa mostra all’interno del Palazzo Comunale perché penso che sia proprio il posto giusto per osservare, meditare e riflettere ma anche per ricevere quel pugno allo stomaco nel vedere queste immagini che ci aiutano a comprendere la forza delle donne. Questo, dove siamo ora, è il salone di rappresentanza dove vengono celebrati i matrimoni. Penso che sia davvero simbolico passare davanti a quelle immagini per andare a sposarsi perché l’amore dovrebbe portare solo felicità».
L’avvocata Silvia Lorenzino, ex presidente e socia fondatrice dell’associazione “Svolta donna” ha ricordato il coraggio di queste donne:
«Il Comune di Pinerolo è diventato il luogo delle mostre con contenuto specifico, mostre che ci dicono di come bisogna reagire, di come bisogna resistere per cambiare le cose. In questo tempo di privacy, queste donne, in controtendenza, si mostrano e decidono della loro vita, dei loro corpi e della loro storia autonomamente. Come donne vogliamo essere testimoni di resistenza, di ribellione e di libertà. Filomena Lamberti, che trovate in una foto della mostra, ha detto una cosa molto forte. Quando suo marito le ha versato l’acido addosso è stato il momento della rinascita e del ritorno alla vita, nonostante lei abbia dovuto subire 30 interventi chirurgici, perché si è ripresa la libertà di poter dire quello che voleva, di ridere, di fare una battuta, di uscire e non vergognarsi del suo aspetto. Lei porta con orgoglio la sua libertà di decidere che rivendichiamo anche quando è ora di decidere dei nostri corpi».
Alessandra Tripodi, Viceprefetto di Torino ha ribadito l’importanza di collaborazione con le forze dell’ordine:
«Sono contenta di essere in questa casa Comunale e condivido quello che diceva l’assessora Bianco dove il Comune è la casa di tutti e quindi questa mostra, nella casa di tutti i cittadini di Pinerolo, serve a sensibilizzare sui temi legati al sesso che ci impongono di raccontarci il principio di uguaglianza sancito dalla nostra costituzione. Bisogna lavorare perché la diseguaglianza deve essere concretamente superata. La Prefettura, sul tema della violenza, ha promosso con Regione Piemonte e con tutte le Prefetture Lombarde un protocollo che cerca di mettere insieme momenti di incontro e di formazione tra le forze dell’ordine e i centri antiviolenza perché è necessario che tra di loro si parlino. Si è creata una buona relazione con le forze dell’ordine presenti sul territorio che hanno capacità e competenza».
L’inaugurazione ha preso inizio con un video con Gloria Hoffman Boemia.
«Lei era una modella di 21 anni, quando, nella notte del 26 novembre 2014, il suo fidanzato di 20 anni più grande di lei, le spara alla testa sfondandole il cranio. La minacciava con la pistola, la insultava ma lei non aveva compreso la pericolosità dell’uomo. Non capiva di essere in pericolo. Il messaggio di Gloria è di non sottovalutare i segnali di violenza, come la gelosia eccessiva, il controllo delle attività, o la richiesta costante di attenzione. È viva per miracolo, ci ha quasi rimesso la vita per non avere capito in tempo ma ora avverte di non aspettate il limite per cambiare. Questa esperienza l’ha avvicinata alla spiritualità e a Dio».
Gli autori di queste foto sono Max Ferrero, fotoreporter che ha pubblicato le sue foto sui maggiori giornali italiani e Renata Busettini, le cui foto rispecchiano i suoi viaggi, che racconta:
«Ci ho pensato tantissimo a come avrei potuto rappresentare la resistenza in fotografia e proprio in quel periodo ho visto il servizio alla televisione. Era il caso di Parvinder Kaur, soprannominata Pinky, una ragazza indiana residente a Dello. Nel novembre 2015, il marito le diede fuoco davanti ai figli. Pinky sopravvisse con gravissime ustioni, dopo aver cercato di lasciare l’uomo a causa di continui maltrattamenti. Pinky è diventata un simbolo di rinascita e lotta contro la violenza di genere. Ho pensato che era un perfetto esempio di resistenza, così sono riuscita a contattarla, l’abbiamo incontrata e lei è stata nostro primo ritratto. Dopo di lei, abbiamo cercato di pensare ad altri esempi di resistenza scegliendo sempre donne forti, non solo vittime di violenza ma che hanno avuto a che fare, nel corso della loro esistenza, con la malattia oppure la resistenza di chi ha un momento di difficoltà che possiamo avere e che ci possono portare anche a gesti che arrivano quasi alla morte quindi abbiamo affrontato vari temi e abbiamo incontrato tante donne che ci hanno raccontato le loro storie e ci hanno permesso di fotografarle».
Aggiunge Max:
«Ci abbiamo messo 9 lunghissimi anni perché le donne che raccontano la loro storia ci devono mettere la faccia dove l’immagine tira fuori il peggio nella fotografia ma il meglio nel testo del loro racconto leggibile tramite qr code. Il peggio rimane nelle foto perché alcune foto hanno fermato delle guerre. Ho visto uomini che sono usciti piangendo vedendo queste foto, non se ne devono vergognare. Da questa esperienza abbiamo tratto il libro Vietato Morire. Storie di ordinaria resistenza».
Graziella Luttati





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