16 aprile 2016

Quella del Vigile del Fuoco è da sempre la figura professionale della sicurezza per antonomasia.

Sono riconosciuti come eroi, hanno salvato un numero non quantificabile di vite, aiutato altrettante persone. Lavorano in gruppo e l’uno non funziona senza l’altro perché il loro è un “gioco” di squadra dove l’obiettivo finale è tornare a casa tutti interi e tutti insieme. Forse è proprio perché richiamano alla mente le idee di pericolo e di sicurezza che questi personaggi dalle tute ingombranti, gli stivaloni neri e i caschi protettivi animano le fantasie dei bambini… E non solo.

Dai tempi più remoti, per spegnere gli incendi bisognava fare squadra, ma è solo con la legge decreto 1570 del 1941 che i Vigili del Fuoco vengono ufficializzati come corpo nazionale, nonostante, pur senza ufficialità, esistessero già da prima, anche solo a livello comunale. Sul territorio provinciale sono dislocati 41 distaccamenti di Vigili del Fuoco, con circa 1.200 operatori qualificati. E la caserma di Pinerolo, che risponde al Comando provinciale Vigili del Fuoco di Torino, è una delle cinque sedi distaccate distribuite sul territorio (insieme a Susa, Chieri, Ivrea e Caselle Aeroporto).

Proprio nel caso di Pinerolo, un labaro datato 1911 e regalato da alcuni cittadini pinerolesi ai Vigili del Fuoco della città, conferma la loro presenza a quella data. Forse anche prima, dato il rilevamento di un acquedotto in mattoni sotterraneo che attraversava il sottosuolo all’altezza dell’attuale caserma dei Carabinieri in piazza Santa Croce, giungendo fino a piazza Facta e di lì diramandosi in due opposte direzioni. È attraverso questo percorso sotterraneo che con le vecchie pompe in passato si tirava l’acqua dai tombini per spegnere gli incendi.

Tornando ai tempi nostri, attualmente a Pinerolo la prima squadra operativa del distaccamento è la “71” formata da cinque persone (sulle dodici presenti a ogni turno, pronte a intervenire in qualunque momento). I dati parlano chiaro: in totale ammontano a ben 761 gli interventi effettuati solo nel 2015, soprattutto incendi, la maggior parte concernenti negozi, cassonetti dell’immondizia e autoveicoli, fino a quelli causati dalle caldaie e nei boschi (fortunatamente solo 4). A seguire le fughe di gas, le aperture di porte, il recupero animali, gli interventi per dissesti strutturali, cornicioni, tegole, lamiere pericolanti e via di seguito.

Il segreto per lavorare bene? «Avere a cuore questo lavoro, sfruttare le risorse che si trovano sul posto, siano esse persone oppure oggetti, e decidere non in base alle “gerarchie di comando e di grado” ma usando la testa, in base all’opzione che può risolvere la situazione al meglio e nel minor tempo possibile» spiega Elio Martino, capo distaccamento dei Vigili del Fuoco di Pinerolo qui assegnato nel 2013.

La formazione continua e costante è un altro tassello fondamentale per la riuscita di un’operazione di soccorso. Mai farsi cogliere impreparati.

«Gli interventi più pericolosi  ̶  confessa Martino  ̶  sono quelli legati alle fughe di gas, in quanto qualunque cosa, prima che interveniamo o mentre stiamo intervenendo, può provocare l’innesco. Altrettanto problematici sono gli incendi provocati da sostanze chimiche e tossiche. Di certo gli interventi peggiori non sono però solo quelli più pericolosi per noi, quanto quelli che vedono coinvolti i bambini o persone che non possono più esser salvate perché ormai è troppo tardi».

Sono tante le storie che ognuno di questi eroi travestiti da gente comune potrebbe raccontare. Tra quelle a lieto fine, il caso dell’occupazione all’Istituto Porro qualche anno fa, quando i ragazzi, barricatisi dentro, si sono fidati di una sola persona, proprio il capo distaccamento Martino, che convincendoli a liberare quanto meno le uscite di sicurezza e a lasciar uscire tutti coloro che non volessero più aderire all’occupazione, ancora una volta ha evitato con l’appoggio della sua squadra una probabile situazione di pericolo: «Molti di quei ragazzi quando mi incontrano mi salutano con grandi sorrisi e mi ringraziano ancora. Sapere che si sono fidati di me, è la soddisfazione più grande».

Fondamentale è, infatti, non solo l’intervento quando già la situazione precipita, bensì l’attività di prevenzione attuabile coinvolgendo i comuni, le aziende e i cittadini stessi, in un rapporto di collaborazione.

Proprio in vista di una sensibilizzazione, senza dimenticare il lato umanitario e solidale dell’impresa che ha visto devolvere il ricavato della giornata al Centro Ascolto di via del Pino a Pinerolo, il 25 ottobre scorso, su desiderio dell’orchestra a fiati “Antica musica del Corpo Pompieri di Torino 1882” e su spinta di Elio Martino, si è tenuta in città la manifestazione “Pompieropoli  ̶  diventare pompieri per un giorno”, destinata ai più piccoli e, indirettamente, anche ai genitori, per diffondere i concetti di sicurezza e di prevenzione attraverso l’utilizzo di strumenti e sistemi ludici.

Richieste particolari? Solo una sede dove non pagare l’affitto (quella dove si trovano attualmente  ̶  dal 1976/78  ̶  è molto onerosa). «Magari la Caserma Nizza». Inoltre urge la riorganizzazione del parco macchine e delle attrezzature che sono datate, seppur oggetto di continua manutenzione.

Prossimo impegno pubblico? «Il giro d’Italia a Pinerolo!»

Cinzia Pastore