Sindaco, vicesindaco e assessore alla cultura del comune di Pinerolo ieri pomeriggio hanno visitato in anteprima la mostra “Enrico Colombotto Rosso. Il genio visionario” allestita nella Pinacoteca. A guidarli i curatori Lorenzo Soave e Daniela Dello Iacovo. Il sindaco Luca Salvai ha mostrato apprezzamento per il nuovo allestimento degli spazi e per la svolta innovativa impressa da Munus Arts & Culture che, dallo scorso anno, gestisce i musei civici della città. La vicesindaco Francesca Costarelli e l’assessore Franco Milanesi sono rimasti favorevolmente colpiti dalla ricchezza della retrospettiva dedicata all’artista torinese.

La mostra sarà aperta al pubblico a partire dal 29 maggio.

Foto Lino Gandolfo

 

Il giallo Rosso-Argento

Una delle opere conservate nella Pinacoteca di Pinerolo richiamano esplicitamente i dipinti usati per il film “Profondo Rosso”

Chi ricorda il film “Profondo rosso” di Dario Argento, probabilmente ricorda anche le inquietanti pitture nel corridoio dell’appartamento della sensitiva Helga Ulmann.

Le opere richiamano quelle di Enrico Colombotto Rosso cui forse si deve addirittura il titolo del film, ma furono realizzate da un altro artista, Francesco Bartoli. Le ricerche condotte per la realizzazione della mostra hanno fatto luce su questo mistero.

«È dal 1975 che tutti si domandano dove siano finiti i dipinti originali – spiega Lorenzo Soave, direttore di Munus, – perché tutti pensano che Bartoli abbia fatto delle copie dai dipinti originali. Invece la grande scoperta della mostra è quella di aver appurato che non esistevano affatto i dipinti, perché Colombotto Rosso aveva realizzato solo dei bozzetti; poi l’accordo con Dario Argento non è andato a buon fine. Quindi la produzione del film ha chiesto a Bartoli, a partire dai bozzetti, di creare dei dipinti ispirandosi ad essi».

Resta il fatto che il contatto tra Rosso e Argento ci fu, anche sulla base di un comune sentire su tematiche (l’orrido e il macabro come manifestazione del disagio interiore) e modalità espressive, e i due personaggi, in un certo qual modo, si influenzarono reciprocamente.

Oggi, a quasi 50 anni di distanza dall’uscita della celebre pellicola, due mostre ripropongono i percorsi artistici del regista (Museo del Cinema di Torino) e del pittore (Pinacoteca di Pinerolo).

 

La più grande retrospettiva dedicata a Colombotto Rosso 

La mostra “Enrico Colombotto Rosso. Il genio visionario” si presenta come la più importante retrospettiva mai dedicata a questo artista. Curata dallo stesso Soave e dalla storica dell’arte Daniela Dello Iacovo, la mostra intende raccontare, attraverso oltre 150 opere (di cui 74 già presenti nella Pinacoteca di Pinerolo), le innumerevoli sfumature della sua arte attraverso una narrazione di carattere cronologico che ripercorrerà tutte le tappe della sua anticonformista vicenda artistica, consentendo di immergersi nel mondo immaginativo di Colombotto Rosso, ma anche indagando le vicende e i protagonisti che hanno partecipato alla sua vita professionale e privata. Dalla ricerca per la preparazione della mostra è emerso anche un particolare curioso: le numerose opere di Colombotto Rosso erano arrivate alla Pinacoteca di Pinerolo in prestito per una mostra e successivamente l’artista le aveva poi donate al museo pinerolese.

Nei rinnovati spazi espositivi della Pinacoteca di Pinerolo, dal 29 maggio 2022 all’8 gennaio 2023, sarà possibile ammirare le opere più significative dell’artista.

Il catalogo della mostra è edito per i tipi di Marcovalerio.

La collaborazione tra i Musei Civici di Pinerolo e il Museo Nazionale del Cinema, che ospita “Dario Argento. The Exhibit”, si tradurrà anche in una serie di iniziative, tra cui un ciclo di conferenze sul rapporto tra arte e cinema, la possibilità per il pubblico di visitare le due mostre con una tariffa scontata e un programma di attività didattiche congiunte.

 

Un ritratto dell’artista

Enrico Colombotto Rosso (Torino, 7 dicembre 1925 – Casale Monferrato, 16 aprile 2013) fu un pittore autodidatta, attivo dai primi anni ’50. Espose a Torino, Milano, Roma. A Parigi strinse amicizia con Leonor Fini, la cui casa fungeva da circolo di intellettuali e artisti, soprattutto surrealisti (Stanislao Lepri, Max Ernst, Doroteha Tanning, e altri). Questi contatti lo fecero conosce anche oltre oceano.

Fu protagonista dell’ambiente culturale piemontese, componente del gruppo torinese Surfanta (Surrealismo e fantasia), proprietario della Galleria “Galatea”. La sua arte, espressionista nella forma, ma simbolista nei contenuti, muove dall’idea dell’uomo teso tra l’incerto e il nulla, in cui figure spettrali, esseri mostruosi e creature deformi non sono che traslazioni visive e visionarie di quel malessere esistenziale dell’individuo e della società in cui è inserito.