Nella mattinata del 18 aprile, la Cattedrale San Donato ha ospitato la Santa Messa del Crisma, durante la quale – oltre a benedire gli oli santi – si ricorda in particolare la vocazione alla vita consacrata.

Il vescovo ha presieduto la funzione a cui erano presenti la gran parte dei sacerdoti e dei diaconi della diocesi di Pinerolo a cui è andato il grazie di monsignor Derio Olivero che, prima del “Padre Nostro” ha ricordato anche i presbiteri assenti, perché anziani o malati, e monsignor Debernardi che è in Burkina Faso.

«In ogni famiglia – ha sottolineato nell’omelia monsignor Olivero – c’è qualcuno che parte da lontano per andare a fare un pranzo in famiglia, lasciando tutte le cose che ha da fare per riunirsi alla sua famiglia: la messa del Crisma è questo momento in cui tutti i sacerdoti della diocesi lasciano, per un mattino, i loro impegni particolari per trovarsi insieme, in famiglia». Il significato del «gesto» di questa presenza «è che noi sacerdoti alla messa ci teniamo veramente e, cadesse il mondo, ci troviamo qui insieme per la messa. La bellezza dell’eucaristia fa sì che ci spostiamo fisicamente – a parole siamo tutti bravi – per dire la messa». Il vescovo ha poi ricordato come «la messa è prendere l’iniziativa per lasciargli l’iniziativa, riconoscere che Dio lavora e suda più di te, parroco… più di te, vescovo». Il rischio infatti della secolarizzazione è di credere in «un umanesimo esclusivo, in cui l’uomo esclude tutto quello che non dipende dalle sue forze», mentre il messaggio davvero rivoluzionario per ogni fedele è che «Dio opera più di me» tanto che «il cristiano è colui che fa le cose come tutti gli altri, ma al fondo della sua giornata può sempre dire “grazie” al Signore». Alla gratitudine per la vita e i suoi doni, monsignor Derio ha aggiunto, particolarmente rivolto ai sacerdoti: «Si va a messa per imparare a essere grati per i nostri parrocchiani e quello che fanno, non solo quelli vicini, ma anche quelli che vengono solo per un battesimo o per una messa […] ed evitare la malattia del clericalismo quella di pretendere perché sei prete». Soprattutto ha ricordato il vescovo «andiamo a messa per riconoscere che siamo fratelli e che il Signore è morto per tutti e agisce oltre ogni nostro merito», invitando a diventare «una chiesa in uscita, disponibile a tutti e disponibile a ripensare la nostra parrocchia e la nostra diocesi, anche per quelli che verranno dopo di noi». Secondo la sua abitudine, il vescovo non ha mancato di affidare un messaggio all’arte, commentando l’immagine sulla copertina degli opuscoli guida della funzione: «In questo dipinto (“L’ultima cena” di Emil Nolde) Gesù è circondato da brutti ceffi, ma con gli occhi chiusi, sorride. Gli occhi chiusi indicano la fiducia in quei brutti ceffi che lo circondano; Gesù che sorride indica la gratitudine al Padre, per quei discepoli – anche Giuda che lo tradirà e Pietro che sta per rinnegarlo – e per quei momenti (la Passione) che sta per vivere».

Foto di Lino Gandolfo