Un piccolo tour de force, quello che il vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, ha proposto nell’ultimo giorno della Rassegna dell’Artigianato nella Chiesa di San Domenico. Cinque appuntamenti dalle 15 alle 21 in cui monsignore Olivero attraverso canzoni e opere d’arte ha sviluppato il tema della nuova lettera pastorale di imminente uscita.

Foto Lino Gandolfo

In circa tre quarti d’ora il vescovo è partito da una frase di Astor Piazzolla – «Nella vita tutto passa, tranne ciò che abbiamo ballato» – per spiegare l’esperienza che avrebbe proposto ai suoi ascoltatori: «come chi balla bene, lascia che la musica entri dentro di lui e lo faccia muovere, davanti a un quadro bisogna guardarlo finché non ci porta dentro di lui e poi da lì guardare il mondo». Il titolo della nuova lettera pastoraleVuoi un caffè?” – per questo una caffettiera troneggiava sul tavolo davanti all’altare – richiama una relazione semplice, quella di prendere insieme un caffè, ma al contempo importante: «significa credere in quel momento che si passa in compagnia dell’altro: al di fuori delle relazioni io non sono niente». Dopo l’ascolto di “Someone like you” di Adele, monsignor Derio ha passato in rassegna alcuni quadri  – “L’assenzio” di Degas, “I nottambuli” di Hopper e “Lo stupro” di Magritte” – in cui viene espressa l’assenza di relazioni: «a volte pur vicini, anche toccandosi, in realtà si può essere lontanissimi […] due persone prive di relazioni sono solo ombre […] circondate da un vuoto da cui sono venute e a cui torneranno»; spesso poi «l’incapacità di entrare in relazione può spingerci verso la tentazione – per via dei pregiudizi – di azzerare l’altro, di ridurlo ad un oggetto».

Foto di Sara Rostagno

Nella seconda parte della sua riflessione, monsignor Olivero ha analizzato “L’attesa” di Casorati: «una relazione è fatta soprattutto dall’attendere ancora, dal mantenere la speranza di vedere il bene dell’altro […] anche se spesso l’attesa è vissuta come una perdita di tempo, chi va in montagna sa benissimo che l’attesa è essenziale: il bello di una camminata è ogni passo che fai». “La danza” di Matisse, quadro scelto come immagine per le locandine dell’evento, «esprime con essenzialità lo sforzo di tenersi per mano, la relazione fatta di armonia e “casino”, un equilibrio instabile, una meravigliosa complicazione […] siamo tutti diversi eppure è possibile darsi una mano, è la fecondità della diversità, per entrare in relazione è necessario sbilanciarsi, spostare il proprio baricentro da sé agli altri, non lasciando che la relazione resti chiusa, ma che si apra all’altro: quello che era il sogno di Dio per l’uomo che, entrando in relazione, può lasciare delle impronte indelebili nel mondo». La “Mano di Dio” di Rodin, non un quadro, ma una scultura – «che spunta dalla terra e dalla terra crea la vita» -, è un esempio dell’amore dell’artista per il “non finito” di Michelangelo – «ogni relazione è sempre in cammino, non è compiuta. Questa mano che esce dalla terra ci mostra come Dio è una presenza, sopra, sotto, intorno nella nostra realtà, in quel tempo in cui prendiamo un caffè. Dio è dentro a quella relazione, a cui anch’Egli sta lavorando […] Non è un meccanico che aggiusta le cose, ma un artista che crea e l’opera d’arte che Dio ha creato non è Adamo o Eva, ma la relazione che essi scoprono destandosi, come una sorpresa».

Foto Sara Rostagno

Il vescovo, in chiusura, ha proposto l’ascolto di un brano in francese dell’artista pinerolese Valeria Tron – presente tra l’altro al primo incontro -.

Il vescovo Derio insieme alla cantante Valeria Tron