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Intervista a Yzreel Guerrero Navas, nuovo viceparroco di San Pietro Val Lemina

Intervista a Yzreel Guerrero Navas, nuovo viceparroco di San Pietro Val Lemina
2 novembre 2015

Colombiano, classe 1986, ha compiuto il cammino di formazione al ministero ordinato nell’ambito del Cammino Neocatecumenale, risiedendo nel seminario missionario diocesano “Redemptoris Mater” di Luserna San Giovanni e conseguendo il baccalaureato in Teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Fossano. Dopo un anno trascorso come diacono nella parrocchia di Pinasca, è stato ordinato presbitero da monsignor Pier Giorgio Debernardi il 24 aprile di quest’anno. E continua ancora la sua formazione, dal momento che è iscritto al biennio di licenza in Teologia Pastorale presso la sezione di Torino dell’Università Pontificia Salesiana. Stiamo parlando di don Yzreel Guerrero Navas, che dallo scorso 18 ottobre è il viceparroco della parrocchia di San Pietro Val Lemina, guidata da don Luigi Castagno.

Prete da circa sei mesi: che effetto fa?

Si tratta proprio di aspettative differenti, personali e dal punto di vista della gente. Finché sei in seminario sei protetto. E anche da diacono. Diventando prete, sai bene che il ministero presbiterale è un dono di Dio, ma fai davvero i conti più a fondo con la tua persona. Con i tuoi pregi e con i tuoi limiti.

Com’è stata la tua esperienza da diacono nella parrocchia di Pinasca?

Si è indubbiamente trattato di un’esperienza positiva, anche se non è affatto paragonabile al ministero presbiterale: da diacono hai meno responsabilità. Mi occupavo, in maniera particolare, della pastorale dei ragazzi e dei giovani. Poi, una volta diventato prete, sono aumentate le opportunità di contatto con le famiglie e la collaborazione con i vari gruppi parrocchiali.

Viceparroco a San Pietro Val Lemina. Come hai accolto la decisione del vescovo?

Cambiare è sempre difficile, quando ti trovi bene in un posto. Ma ho accolto volentieri la decisione di monsignor Debernardi. Non conoscevo la realtà di San Pietro, però tre anni fa ebbi l’occasione di venire in questa parrocchia; infatti, insieme ad un mio compagno di seminario, fummo invitati da don Luigi a portare la nostra testimonianza vocazionale al gruppo di ragazzi che si stavano preparando a ricevere il sacramento della Confermazione.

Quali saranno i tuoi compiti pastorali? Come gestirete la collaborazione tu e don Castagno?

La cosa migliore è lavorare insieme, in comunione. Per me è molto preziosa l’opportunità di approfittare dell’esperienza pastorale di don Luigi e poter imparare molte cose da lui. È un uomo di preghiera, tant’è che la prima volta che ci siamo incontrati qui in parrocchia, mi ha proposto di pregare con lui davanti al tabernacolo. Pensavo: la gente chissà cosa si aspetta da me… Ma se metti il Signore davanti, è un’altra storia. Per quanto riguarda i compiti pastorali, diciamo che io dovrei occuparmi un po’ di più dei ragazzi e dei giovani.

Hai dei timori nell’iniziare questa nuova tappa del tuo ministero?

Il timore principale è quello di non essere in grado, un timore aumentato dalle tante attese che sento su di me. E anche dal fatto che, se dovessi compiere degli errori, ne andrebbe di mezzo non solamente la mia persona, ma la tutta la Chiesa, che rappresento come prete.

Fai parte del Cammino Neocatecumenale, movimento nel quale è nata e ha preso forma la tua vocazione al ministero ordinato. Come concilierai questa realtà con l’appartenenza al presbiterio diocesano di Pinerolo?

Finora sono sempre stato con preti del Cammino, per cui non saprei rispondere a questa domanda: se si riveleranno due dimensioni difficili da conciliare, con il tempo lo si vedrà. Devo però ricordarmi che il Cammino si situa all’interno della Chiesa ed è per la Chiesa. Adesso sto seguendo una delle comunità legate alla parrocchia San Francesco da Paola a Torino, un impegno che mi occupa due sere a settimana.

 

La casa parrocchiale: spazio per la pastorale

Per la parrocchia di San Pietro le novità non finiscono qui. Infatti, nella prima metà di ottobre sono terminati i lavori di rifacimento esterno della casa parrocchiale. Afferma il parroco Luigi Castagno: «I finanziamenti sono arrivati da più fonti: l’8×1000 della Conferenza Episcopale Italiana, un contributo da parte del GAL (Gruppo di Azione Locale) Escartons e Valli Valdesi, una sottoscrizione attraverso la quale abbiamo fatto appello alla generosità della popolazione di San Pietro e, infine, un fondo bancario per coprire la parte eccedente». I lavori hanno completamente rimesso a nuovo l’esterno della grande casa parrocchiale, utilizzata prevalentemente (in particolare, i locali situati a piano terra e nella parte interrata) come sede dei gruppi catechistici e per le varie attività dell’oratorio. Al primo piano, invece, ci sono due piccoli alloggi, dei quali uno è adesso occupato da don Yizreel.

Vincenzo Parisi

San Pietro 1

 

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