13 Febbraio 2026
In mare aperto. Stefania Palmisano nel tempio Valdese di Pinerolo: è in atto un processo di “democratizzazione” del sacro
Dopo la serata con Vito Mancuso, lo scorso mercoledì 11 febbraio, “In mare aperto” ha fatto tappa al Tempio valdese di Pinerolo per il secondo appuntamento della rassegna. la sociologa Stefania Palmisano (Università di Torino) ha dialogato con Alberto Corsani sul tema “Allontana-menti. Cercare oltre le Chiese”. Ad aprire la serata è stato Paolo Zabelloni, presidente del Concistoro valdese di Pinerolo, che ha presentato il gioco di parole del titolo come la spia di un processo trasversale: l’allontanamento dalle Chiese, ma anche dalla politica e da altri luoghi di appartenenza, sullo sfondo di una «irresponsabilità generale» che mette alla prova comunità e istituzioni.
Corsani ha rilanciato una domanda netta: la partecipazione cala perché il messaggio cristiano è troppo difficile, oppure perché è diventato troppo edulcorato, «tranquillizzante», fino a non dire più nulla. Palmisano ha risposto partendo da un osservatorio privilegiato, l’aula universitaria: studenti e studentesse, pur dentro una «generazione policrisi» segnata da incertezza, precarietà, pandemia e ritorno della guerra, non rinunciano alla ricerca di senso. Cambiano però i linguaggi e gli esiti. In Europa cresce l’incredulità giovanile e in Italia, tra i 18 e i 34 anni, chi dichiara di non credere in Dio arriva attorno al 40%. Colpisce anche il dato di genere: tra le giovani donne, dal 61% di credenti nel 2013 si scende al 33% nel 2023.
Da qui l’invito a non minimizzare le “spiritualità alternative”, che Palmisano ha studiato sul campo: percorsi fuori dalle religioni organizzate, spesso nati da fratture con parrocchie, dottrina o figure di riferimento, e capaci di offrire appartenenza, riti, comunità. Ha citato nuovi movimenti religiosi e fenomeni più “fai-da-te”, dove l’autorità si sposta dalla comunità al soggetto, secondo una «epistemologia esperienziale»: «funziona per me». In questa mappa sono entrati Damanhur e il suo tempio ipogeo, i festival neopagani, Celtica in Val d’Aosta, la Wicca, il forest bathing, ecovillaggi come Lumen, mindfulness, costellazioni familiari, le “tende rosse” e la spiritualità del femminile.
Il confronto con la sala ha messo in luce ambivalenze e interrogativi: la ricerca di ritualità e calore comunitario, il rischio di infantilismo e banalizzazione, la presenza di leader carismatici, ma anche la domanda su ciò che le Chiese hanno forse dismesso, tra natura, corpo, mistero e sacro. Palmisano ha indicato una dinamica di fondo: la democratizzazione del sacro, che attraversa l’intero contemporaneo e spinge a “ritagliare su misura” anche la fede.
Foto Lino Gandolfo









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