7 luglio 2014

47 anni, di Torre Pellice (dove ha frequentato il Liceo Valdese). Studi teologici alla Facoltà Valdese di Roma e a Marburg (Germania). Consacrato pastore nel 1998. Sposato, due figli. Marco Gisola per otto anni è stato il secondo pastore della Chiesa valdese di Pinerolo. A fine agosto assumerà la guida delle due comunità di Biella e Chivasso.

Un bilancio degli otto anni trascorsi a Pinerolo come pastore.
Un bilancio di questi otto anni di pastorato lo dovrebbero fare i membri della Chiesa valdese di Pinerolo! Per me è stata un’esperienza molto positiva, in cui penso di aver imparato molto sia dai colleghi con cui ho condiviso il ministero (prima Paolo Ribet e ora Gianni Genre), sia dai membri della comunità.

Come sono stati i rapporti con il vescovo Debernardi e con la Diocesi?
Il rapporto con monsignor Debernardi è stato molto buono, sia a livello personale, sia a livello istituzionale. Il dialogo è sempre stato fraterno e sincero, come deve essere un dialogo per essere veramente “ecumenico”. Monsignor Debernardi è stato spesso presente agli incontri ecumenici e anche nella loro preparazione: penso per esempio all’organizzazione delle conferenze bibliche ecumeniche o agli incontri tra pastori/e e sacerdoti e diaconi della Diocesi.

Come è cambiato, in questi anni, il dialogo ecumenico sul territorio pinerolese?
Con l’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo e la sua coordinatrice, Livia Gavarini, il rapporto è molto buono. Negli ultimi due anni ho fatto parte della Commissione per l’Ecumenismo delle Chiese valdesi del primo distretto (cioè le valli valdesi) e gli incontri tra le due commissioni hanno rappresentato un piccolo “laboratorio” ecumenico con lo sguardo rivolto al futuro. Abbiamo cercato insieme di creare occasioni di incontro e di confronto: tra le coppie interconfessionali, tra i giovani, tra i membri delle nostre due Chiese attraverso gli incontri di preghiera e così via. Sta ora ripartendo una riflessione iniziata già anni fa sul Battesimo. Penso che in queste valli, dove i valdesi non sono così pochi come nel resto d’Italia, le Chiese valdese e cattolica abbiano un’opportunità particolare – e dunque anche una responsabilità particolare – per quanto riguarda il dialogo ecumenico. Il Centro Ecumenico di Ascolto è un servizio molto importante che le Chiese portano avanti insieme. La trasformazione in associazione e la recente nascita dell’Emporio Solidale sono tentativi di cercare di rispondere meglio alle necessità dei poveri, sempre più numerosi anche nella nostra città. Che le diverse Chiese cristiane preghino insieme è fondamentale per la loro fede, che discutano e riflettano insieme è vitale per far progredire il dialogo, ma che collaborino nel servizio per rendere la società un pochino meno ingiusta è una testimonianza necessaria per essere credibili davanti ai nostri contemporanei.

Quali le frontiere future del dialogo ecumenico mondiale?
A mio avviso la prima è la ricerca di un punto di incontro per rendere possibile la condivisione della Cena del Signore o Eucaristia (la cosiddetta “ospitalità eucaristica”). Per esempio, il fatto che i coniugi di una coppia interconfessionale non possano condividere l’Eucaristia in entrambe le Chiese è una contro-testimonianza all’Evangelo, per il quale «siamo uno in Cristo Gesù» in virtù del Battesimo (Galati 3,27-28). Se siamo «già» uno in Cristo, perché non poter condividere la stessa mensa a cui Gesù stesso ci invita? Il fatto che sia lui a invitarci dovrebbe essere sufficiente… Penso sia urgente riprendere la questione a livello sia di teologia fondamentale, sia di teologia pastorale e lasciare che la seconda influenzi un po’ di più la prima…

In che modo avvengono gli spostamenti dei pastori?
C’è un doppio sistema: vi sono Chiese autonome che eleggono il proprio pastore/a; si tratta delle Chiese che hanno più di 150 membri e soddisfano alcuni altri requisiti. Nelle altre Chiese è la Tavola Valdese (l’organo esecutivo della nostra Chiesa, eletto ogni anno dai membri del Sinodo che si tiene nel mese di agosto a Torre Pellice) che invia un pastore; allo stesso modo è la Tavola che invia un secondo pastore nelle Chiese autonome, come è stato nel mio caso a Pinerolo. Al di fuori delle valli valdesi, la maggior parte delle Chiese sono formate da poche decine di membri e devono quindi dividere il servizio di un pastore con una o più altre Chiese, come è succede a Biella e a Chivasso, che andrò a servire. In genere a un pastore vengono affidate una o più Chiese per un periodo di sette anni, che possono diventare al massimo quattordici.

Le due comunità che la attendono (Biella e Chivasso): aspettative, timori…
Si tratta di due piccole Chiese in due piccole città; sarà quindi altrettanto importante curare il radicamento biblico e la comunione all’interno delle comunità quanto curare il rapporto con le varie realtà – ecclesiali, culturali, associative – che si trovano e lavorano in queste due città. Ogni nuovo inizio porta sempre con sé molti timori e rappresenta anche sempre una sfida; se in questo, oltre all’affetto delle sorelle e dei fratelli della Chiesa valdese di Pinerolo che mi porto dietro, mi accompagneranno anche le preghiere delle sorelle e dei fratelli cattolici con cui abbiamo fatto un pezzettino di cammino insieme, ve ne sarò molto grato.

Vincenzo Parisi

Marco Gisola