San Pietro Val Lemina celebrerà il 6 e 7 luglio prossimo, con particolare solennità, la tradizionale Festa del Piemonte, abbinata quest’anno ad iniziative commemorative per il 45° anniversario dell’inaugurazione del Monumento “Ai Piemontesi nel mondo”, avvenuta il 13 luglio 1974, diventato il richiamo di riferimento in emigrazione per ricucire il passato con il presente e ricompattare il grande patrimonio delle radici.

Il Monumento, simbolo dell’emigrazione piemontese, è un ricordo imperituro a chi è partito senza ritorno, è patrimonio di tutti coloro che da emigrati sono diventati cittadini del mondo portando il marchio della piemontesità, interpreta una catena di memorie e di nostalgie che hanno marcato la storia di tante comunità locali, regionali e nazionali, è un richiamo permanente a non dimenticare.

Celebrazioni che saranno arricchite da una mostra fotografica e produzione di supporti multimediali sui tanti monumenti ai nostri emigrati dislocati in piazze ed angoli di città e paesi, specialmente quelli gemellati, che per la prima volta verranno presentati ed illustrati.

Saranno presenti anche delegazioni piemontesi provenienti dall’estero per consolidare un turismo di ritorno, ma soprattutto per testimoniare un momento di riaggregazione con la terra dei padri e stringersi nostalgicamente attorno ai monumenti che li rappresentano, recuperando la memoria del passato individuale o famigliare e i tasselli di storia che si sono smarriti o si sono dimenticati.

Particolarmente significativa sarà la presenza del progettista e costruttore del Monumento Nazionale all’Immigrato Piemontese in Argentina, architetto Rafael Macchieraldo, di San Francisco (provincia di Cordoba), gemellato con San Pietro Val Lemina.

Per tantissimi emigrati l’oceano divide; per tutti le radici uniscono e i monumenti diventano punto di riferimento, di celebrazioni, di ricorrenze e di occasioni per consolidare le basi culturali e famigliari sulle quali è radicato il senso di appartenenza alla terra d’origine.

Il valore di monumenti non si misura soltanto sul contenuto artistico e sulla qualità dell’opera, ma soprattutto sulla forza dell’evocazione e del ricordo che propongono. L’arte li trasforma in emozione perché possano sfidare il tempo, con riferimento ai valori che interpretano.

Proprio le loro storie e dislocazioni ricordano insieme la grande diaspora dell’emigrazione e ciò che essa ha rappresentato nello sviluppo conseguito negli ultimi due secoli delle trasmigrazioni dei popoli.

L’emigrazione e la mobilità sono state nei secoli, e in particolare nel diciottesimo e diciannovesimo, le componenti essenziali dello sviluppo planetario e il principale agente di integrazione dei popoli.

L’emigrazione da vicenda di singoli è diventata vicenda di intere comunità e di popoli.  Nasce quindi il bisogno di conoscerla, di fissarla, di custodirla attraverso i monumenti come eredità e patrimonio da trasmettere ai figli e alle future generazioni.

Ricordare e valorizzare i monumenti dell’emigrazione significa memorizzare concretamente la memoria storica migratoria e salvare dalla precarietà e dall’oblio i valori e il patrimonio storico delle comunità, soprattutto quelle gemellate che hanno sottoscritto un vincolo di fraterna collaborazione con quelle similari all’estero.

Diventa anche occasione per soffermarci qualche volta di fronte ai nostri monumenti per meditare sull’indimenticabile e doloroso calvario dei nostri emigrati piemontesi diventati battitori delle strade del mondo per edificare e costruire simbolicamente, oltre confine, un dignitoso e apprezzato “altro Piemonte” di cui andare orgogliosi, ricucendo il passato con il presente.

Le celebrazioni per il 45° anniversario del Monumento “Ai Piemontesi nel mondo” di San Pietro Val Lemina e l’annuale Festa del Piemonte vogliono altresì essere un forte messaggio augurale ai piemontesi in Patria e all’estero per rilanciare e valorizzare unitariamente la “piemontesità”, per fraternizzare e fondere le due anime del popolo piemontese: quello presente sul nostro territorio e quello lontano, ma con il cuore profondamente legato alla propria terra: “il Piemonte di sempre”.

 

Michele Colombino